Lunedì 15 Luglio 2024
ALESSANDRO FARRUGGIA
Esteri

Il summit della Nato. Sì all’adesione di Kiev. Ma sul futuro dell’Alleanza pesa l’incognita Trump

Il ritorno del tycoon rilancerebbe il nodo delle spese militari sopra il 2% del Pil. Nel 2018 minacciò: nessuna difesa ai Paesi che non rispettano il tetto. L’Italia è ferma all’1,3%. Crosetto: "Improbabile un aumento dei costi per la Difesa".

Il summit della Nato. Sì all’adesione di Kiev. Ma sul futuro dell’Alleanza pesa l’incognita Trump

Il summit della Nato. Sì all’adesione di Kiev. Ma sul futuro dell’Alleanza pesa l’incognita Trump

Se lo ricordano bene alla Nato il vertice del luglio 2018 a Bruxelles. Era il secondo con Donald Trump presidente Usa. E Trump – ventilando un possibile ritiro americano se tutti i membri dell’Alleanza non avessero onorato l’impegno di spendere almeno il 2% per la difesa – diede una spallata tale che in molti temettero che potesse venire tutto giù.

Un incubo per la vecchia Europa. Ma i leader europei e in particolare l’allora premier olandese Mark Rutte, oggi segretario generale della Nato in pectore, riuscirono a convincere Trump. Erano mezze verità, a essere generosi. Ma Trump ci credette. Il problema è che se e quando dovesse diventare di nuovo presidente, Trump ha già promesso che consentirà alla Russia di fare "il diavolo che vuole" dei Paesi che non spendono almeno il 2% del budget in spese per la difesa. La minaccia – se mai si concretizzasse ed è improbabile che lo sarà dato che gli alleati, grazie a Putin, hanno aumentato le loro spese per la difesa del 55%, 430 miliardi di dollari quest’anno rispetto all’epoca Trump – aleggia specialmente su Paesi come l’Italia. Che oggi spende circa l’1,38% del Pil in difesa e che, come ha recentemente ricordato il ministro della Difesa Guido Crosetto, è improbabile che raggiunga il 2% in questa legislatura "a meno che la Ue non cambi le regole: le spese per la Difesa vanno escluse dal Patto di stabilità".

Il discorso di Crosetto ha un senso, ma il problema sarebbe spiegarlo a Donald Trump. Per capire il Trump del 2018 (e quello potenziale del 2025) è molto interessante una inchiesta del Financial Times che ha ricostruito quei giorni. Il particolare il 12 luglio 2018, quando Trump, mentre stava recandosi al quartiere generale dell’Allenza telefonò al suo National security adviser John Bolton e gli disse: "Ci trattano ingiustamente. Entro il primo gennaio tutte le nazioni devono impegnarsi al 2% o noi ce ne andremo e non difenderemo più quelli che non lo hanno fatto".

Arrivato alla plenaria, Trump fece il suo show. "A vedere i giornali tutti sono contenti. Beh, io no. Dobbiamo parlare di soldi" e per 15 minuti, nel gelo totale, enumerò quanto ogni Paese spendeva per la difesa. "Le nazioni europee devono portare gli investimenti il doppio del benckmark per recuperare il passato. Io sono con la Nato per cento milioni per cento (?!) ma non a queste condizioni". Panico. Angela Merkel andò da Trump e gli sussurrò qualcosa all’orecchio poi si mise a discutere con Stoltenberg, che decise di far rimanere in plenaria solo i capi di Stato o di governo più un loro funzionario. In un angolo della sala Stoltemberg, Merkel, Macron e Rutte confabularono e si convinsero che la linea giusta era: dargli ragione e promettere di fare di più. Rutte fu incaricato di parlare con Trump. Con calma, ammise che il problema c’era e sventolò una carta: "Vede? Solo quest’anno c’è un impegno a far crescere la spesa di 33 miliardi di dollari".

Erano promesse. Ma Trump ci credette o fece finta di crederci. A riunione finita tutti incrociarono le dita quando Trump andò in conferenza stampa. Parlò 36 minuti e si disse soddisfatto: "Abbiamo ottenuto molto, gli alleati hanno alzato i loro impegni e ora la Nato è molto più forte di due giorni fa". Era andata. Ma se Trump tornerà alla Casa Bianca, al primo vertice si rischia di ricominciare daccapo.