La carestia come arma di guerra. L’Onu: Gaza è un inferno in terra: "Metà della popolazione senza cibo"

Secondo le Nazioni Unite in alcune aree 9 famiglie su 10 non riescono a mangiare tutti i giorni. Dall’Holomodor di Stalin contro l’Ucraina all’operazione Marita in Grecia: lo sterminio di massa nei conflitti

Tel Aviv, 11 dicembre 2023 – A Gaza metà della popolazione sta morendo di fame. La carestia è stata denunciata in un’intervista alla Bbc da Carl Skau, vicedirettore del Programma Alimentare Mondiale (in acronimo Pam) delle Nazioni Unite. Secondo Skau in alcune aree nove famiglie su dieci non riescono a mangiare tutti i giorni, perché la situazione della Striscia rende "quasi impossibili" le consegne di aiuti umanitari. Il funzionario e la sua squadra riferiscono di essere stati testimoni "della confusione nei magazzini e nei punti di distribuzione, luoghi nei quali si accalcano migliaia di persone affamate e disperate, nei supermercati i cui scaffali sono vuoti, nei rifugi sovraffollati con servizi igienici straripanti". Il Pam chiede con forza che venga aperto un secondo valico di frontiera con la Striscia che si aggiunga a quello di Rafah. Sabato scorso il tenente colonnello Richard Hecht, un portavoce dei militari israeliani, aveva assicurato che le Forze Israeliane di Difesa "stanno facendo di tutto per portare tutto quello che è possibile nella Striscia".

Gaza, palestinesi cercano vittime sotto le macerie dopo i raid israeliani (Epa)
Gaza, palestinesi cercano vittime sotto le macerie dopo i raid israeliani (Epa)

Un cronista locale ha descritto "migliaia di persone affamate e arrabbiate che vagano alla ricerca di un pezzo di pane, che si spintonano intorno ai pochissimi camion di aiuti umanitari, che combattono per la sopravvivenza come possono". "A Gaza andiamo verso la catastrofe, è l’inferno in terra" ha detto Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite.

I portavoce dell’esercito israeliano hanno mostrato un video nel quale miliziani integralisti armati sottraggono a bastonate i sacchi di cibo e li portano in un loro rifugio. Le parole e le immagini evocano il ricordo di carestie del passato provocate da conflitti. L’Holomodor, letteralmente "lo sterminio per fame", uccise fra 3 e 4 milioni di ucraini nel 1932 e nel 1933.

Il regime sovietico guidato da Stalin voleva consolidare il passaggio forzato delle terre agricole private del "granaio d’Europa" alle fattorie di proprietà collettiva. La volontà politica di frantumare ogni resistenza portò allo sterminio dei contadini. Chi, temendo di morire, tentava di tenere per sé i raccolti o rifiutava di far macellare il suo bestiame subì la confisca di tutti i suoi beni. I blocchi stradali impedirono alla popolazione ogni spostamento. Un rapporto del capo della polizia segreta di Kiev elencò 69 casi di cannibalismo in due mesi. Lo stesso documento registrò episodi di persone che uccisero e mangiarono i propri figli, la totale estinzione di cani e gatti, la sparizione della popolazione di interi villaggi e l’orrore di carri per i trasporto dei defunti che raccoglievano i moribondi e li seppellivano ancora vivi.

Durante l’invasione nazista, l’operazione Marita del 6 aprile 1941, più di centomila civili greci furono uccisi dalla fame negli ultimi mesi del 1941 e nei primi del 1942. La Tracia, considerata il granaio del Paese, fu annessa dalla Bulgaria. Nel 2019 il governo di Alexis Tsipras ha chiesto alla Germania un risarcimento di 279 milioni di euro.