Il ghiacciaio Spalte si stacca dalla Groenlandia
Il ghiacciaio Spalte si stacca dalla Groenlandia

Copenaghen, 15 settembre 2020 - Un blocco di ghiaccio grande come Firenze si è staccato dalla Groenlandia e dopo essersi spaccato, si è trasformato in una flotta di enormi iceberg. Il colosso di oltre 110 chilometri quadrati, che gli esperti danesi incaricati di stilare ogni anno il Rapporto di controllo nazionale geologico tenevano d'occhio da tempo, ha lasciato il fiordo Nioghalvfjerdsfjorden (nel nord del Paese) il 24 luglio, ma le drammatiche e spettacolari immagini sono state pubblicate solo oggi dall'Agenzia spaziale europea. Per gli scienziati, si tratta dell'ennesima prova del rapido cambiamento climatico che sta interessando il nostro pianeta. “Dovremmo essere davvero preoccupati – spiega il professore Jason Box, responsabile del dossier - per quello che appare come la disintegrazione progressiva dell'ultimo grande blocco di ghiaccio che rimane nell'Artico”.

Il fenomeno dell'idrofratturazione

Il Nioghalvfjerdsfjorden è lungo circa 80 chilometri e largo 20. Alla sua estremità si trova il ghiacciaio 79N, che si divide in due: il ramo a nord, chiamato dagli scienziati Spalte, è quello che si è staccato lunedì. Il muro di ghiaccio era già molto danneggiato: l'estate del 2019, particolarmente torrida per quelle latitudini, aveva provocato diverse fratture all'interno del blocco in cui l'acqua, scorrendo tra i crepacci, aveva cominciato a sciogliere la struttura. Il 2020, che non ha visto le temperature calare, è stato fatale e lo Spalte, a causa di quello che gli scienziati chiamano fenomeno di idrofratturazione, si è così trasformato in un arcipelago di iceberg.

Perché questo ghiacciaio è così importante

Gli scienziati osservano da tempo il 79N. La ragione è molto semplice. “Quello che lo rende così importante – fa notare Jason Box – è il modo in cui è attaccato alla calotta glaciale interna. Questo significa che se il clima si riscalderà ancora come ci aspettiamo, questa regione diventerà probabilmente uno dei principali centri di azione per la deglaciazione della Groenlandia”.

I possibili eventi catastrofici

L'ultima grande deglaciazione è avvenuta tra i 20 e i 12mila anni fa. La foce del Po, tanto per avere un'idea, arrivava dove ora si trova l'Abruzzo. L'improvviso ritiro dei ghiacciai, provocò una rapidissima risalita del livello del mare: 60 millimetri all'anno. Per avere un'idea, dal 1993 viaggiamo a un ritmo di 3 millimetri. “La fusione dei ghiacci e la conseguente risalita del livello del mare – spiegano Leonardo Sagnotti dell'Ingv e Renata Giulia Lucchi dell'Ogs in uno studio del 2018 - possono avvenire con eventi estremamente rapidi e bruschi, in grado di cambiare drasticamente la morfologia delle aree costiere nell’arco di poche decine di anni con drammatiche conseguenze per le infrastrutture e attività delle popolazioni a livello globale”.

Problemi anche in Antartide

Anche l'emisfero Sud sta soffrendo per il riscaldamento globale. Due ghiacciai dell'Antartide, Pine Island e Thwaites, si stanno fratturando rapidamente, come è successo allo Spalte, nei loro punti più vulnerabili in un processo che potrebbe portare al collasso delle piattaforme di ghiaccio galleggianti a cui sono collegati.