Atlanta, 1 dicembre 2020 - È passato un anno esatto da quando il primo paziente noto ha mostrato i sintomi del Covid-19. Succedeva a Wuhan, la megalopoli cinese, proprio il primo dicembre 2019. Da quel primo caso e 365 giorni dopo i numeri dei contagi non hanno smesso di crescere e il virus ha oltrepassato i confini cinesi raggiungendo ogni angolo del mondo. Secondo i dati della Johns Hopkins University, oggi a livello globale sono oltre 63 milioni i casi di Covid-19 e oltre 1,4 milioni di decessi registrati.

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A ricordare il triste anniversario è la Cnn che oggi rilancia la sua esclusiva 'The Wuhan files', l'inchiesta che ricostruisce le prime fasi dell'epidemia pubblicata su 'The Lancet'.  

Una tappa successiva e decisiva nella vicenda è stata a gennaio 2020 quando la descrizione dei primi casi clinici divulgata tramite la rivista ipotizzava una 'assoluzione' per il mercato di Wuhan come origine dell'epidemia di coronavirus in Cina. L'articolo, scritto da un nutrito gruppo di ricercatori cinesi di diverse istituzioni, offriva alcuni dettagli sui primi 41 pazienti ricoverati in ospedale con infezione confermata da 2019-nCoV, come era stato chiamato provvisoriamente il nuovo coronavirus isolato in Cina all'inizio dell'emergenza. Nel primo caso, secondo gli autori, il paziente si era ammalato il primo dicembre 2019 e non avrebbe riportato alcun collegamento con il mercato del pesce 'incriminato'. 

Cnn: "Da Wuhan errori e ritardi"

I documenti inediti ottenuti dalla Cnn mettono in luce discrepanze e omissioni nelle informazioni diffuse dalle autorità cinesi all'inizio della pandemia da Coronavirus. Le carte citate dall'emittente Usa provengono da talpe interne al sistema sanitario cinese, stando a quanto afferma la stessa Cnn e verificate con diversi esperti. 

Una data chiave indicata nella ricostruzione è il 17 febbraio scorso, quando nei documenti citati si parla di 193 casi mentre le autorità cinesi ufficialmente ne comunicavano 93. Un altro dato poi balza aglio occhi, ovvero un'impennata di casi di influenza nella provincia di Hubei all'inizio di dicembre 2019, dell'ordine del 20% in più rispetto alla stessa settimana dell'anno precedente. Fra i dettagli inediti inoltre quello relativo ai tempi necessari per le diagnosi cui si fa riferimento nei documenti all'inizio di marzo, quando si indica un periodo di 23 giorni dalla comparsa dei sintomi alla conferma della malattia, un possibile elemento che potrebbe determinare la discrepanza nei dati.

I file coprono il periodo compreso tra ottobre 2019 e aprile scorso, e pur senza fornire una prova diretta di un tentativo delle autorita' cinesi di insabbiare la reale entità dell'emergenza sanitaria, rivelano nuove incongruenze sulla gestione dell'epidemia nella prima fase, e le pressioni burocratiche a cui e' stato sottoposto il sistema sanitario locale.