Londra, 9 luglio 2018 - Il governo di Theresa May perde pezzi. Dopo le dimissioni di questa mattina dell'euroscettico David Davis da ministro per la Brexit, arrivano quelle di Boris Johnson da ministro degli esteri. L'annuncio è arrivato direttamente da Downing Street. Verrà sostituito da Jeremy Hunt, finora ministro della Sanità, considerato un Tory 'moderato' sul dossier europeo, oltre che una figura leale verso la premier, mentre Johnson è da sempre uno dei capofila degli euroscettici.

L'addio di Johnson, esattamente come per Davis, è dovuto al dissenso del capo del Foreign Office nei confronti della linea 'soft' immaginata dal primo ministro May per la futura relazione tra Regno Unito e Unione Europea, un piano considerato - appunto - troppo 'morbido' perché contempla ancora l'unione doganale e il mercato unico. 

Da Bruxelles tendono a minimizzare: "Continueremo a negoziare in buona fede con il primo ministro May e i negoziatori britannici per arrivare a un accordo", ha detto il portavoce della Commissione, Margaritis Schinas. E il coordinatore per la Brexit del Parlamento europeo, Guy Verhofstadt, si è augurato che la Gran Bretagna "assuma una posizione tale da concludere un ampio accordo di associazione con l'Ue: è nell'interesse di entrambi che i negoziati vadano avanti". 

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Ma è evidente che ora la situazione si complica per la May. Le dimissioni di Johnson, che da ore era rinchiuso con i suoi più stretti collaboratori, era nell'aria e sono il tentativo di metterla in ulteriore difficoltà (e non solo perché lo stesso ex sindaco di Londra aspiri da tempo a diventare a sua volta premier). Gli oppositori sono infatti convinti che il primo ministro stia mettendo il Parlamento britannico in una posizione di sudditanza e che la strategia di compromesso lasci poco spazio alla Camera dei Comuni per stilare le future relazioni commerciali future del Regno Unito. Intanto Downing Street ha annunciato che a breve sarà fatto il nome del suo sostituto.

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LA DIFESA - Nel frattempo Theresa May si è presentata alla Camera dei Comuni per difendere il suo progetto di futura relazione con l'Ue dopo la Brexit, sostenendo che essa getta le basi per negoziati con Bruxelles "responsabili e credibili". La premier - più volte contestata dall'aula - ha tuttavia aggiunto che il governo deve essere pronto a ogni tipo di scenario, compreso l'ipotesi che non si trovi alcun accordo. May ha aggiunto che il governo ha concordato venerdì, nella riunione a Chequers, che la proposta (per la quale si sono dimessi tanto il ministro deputato alla Brexit, David Davis che il ministro degli Esteri, Boris Johnson) deve essere migliorata, ma ha ricordato che ormai il tempo stringe.