Milano, campagna elettorale a colpi di aumenti dei biglietti dei tram

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala (ANSA)
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala (ANSA)

Giambattista Anastasio La campagna elettorale milanese è letteralmente attaccata al tram. Un film non nuovo in città, ai milanesi è stato propinato già tre volte negli ultimi anni e, ora più che mai, farebbero volentieri a meno del revival: non proprio uno di quei tram chiamati Desiderio. Scontati i protagonisti: il Comune di Milano, scritturato per il centrosinistra, e la Regione Lombardia, scritturata per il centrodestra. Luogo dello scontro l’Agenzia di bacino del Trasporto Pubblico Locale, un’istituzione alla quale servirebbe un bel nome d’arte, che conta molto quando si tratta di mezzi pubblici, poco conosciuta ai più, e che si sta facendo conoscere proprio grazie a questo revival, grazie a questo scontro inaspettato. Un po’ come il Little Bighorn: chi ne saprebbe niente oggi se sulle sue rive gli indiani non vi avessero incredibilmente sconfitto le truppe del generale Custer? Anche questo scontro è scoppiato d’estate. Era il 4 agosto quando l’assemblea dell’Agenzia concordava di aumentare il prezzo del biglietto di tram, bus e metropolitane, nonché gli altri titoli di viaggio occasionali, adeguandoli ai parametri Istat. Sulle prime stupì tutto. Il luogo, come detto: non il Consiglio o la Giunta comunale di Milano, come sempre avvenuto finora, non il Consiglio o la Giunta regionale, ma l’assemblea dell’Agenzia di bacino. Stupì il merito: non si sentivano echi di rincari fino a quel momento. E stupì pure il momento: di solito i rincari si varano il giorno dopo le elezioni. A dare fuoco alle proverbiali polveri è stato il Comune di Milano che ha immediatamente fatto sapere di esser costretto a varare i rincari da una legge della Regione Lombardia, per l’esattezza quella che impone agli enti pubblici di rimborsare alle aziende del trasporto locale anche quelle maggiorazioni del costo del servizio provocate dall’inflazione. Tra le righe l’amministrazione comunale fa passare il messaggio di un agguato della Regione per mettere in difficoltà il centrosinistra (milanese) in vista delle elezioni Politiche, prima, e lombarde poi. A complicare tutto è, non bastasse, l’entità dell’adeguamento Istat da riconoscere alle aziende: poco meno del 4%. Più alto del solito perché le tariffe sono rimaste inadeguabili per due anni a causa dell’emergenza Covid. Da qui l’aumento del biglietto: 20 o 30 centesimi in più rispetto agli attuali 2 euro, per una manovra da 18 milioni. La Regione, però, non ci sta, sottolinea che l’obbligo di rimborsare gli adeguamenti Istat è già previsto dalle normative comunitarie e, soprattutto, che il Comune di Milano, in quanto titolare del contratto di servizio, ha a sua disposizione non uno ma ben due piani B per evitare i rincari. Il primo: tirare fuori quei 18 milioni dal proprio bilancio senza rifarsi sulle tasche dei milanesi. Il secondo: cedere la titolarità del contratto all’Agenzia di bacino del Trasporto Pubblico Locale. Rispedita con forza al mittente l’accusa di aver forzato i provvedimenti legislativi per mettere il centrosinistra (milanese) in difficoltà proprio nell’imminenza ddella doppia tornata elettorale. Il fattore urne, però, finirà per pesare. Proprio pochi giorni fa il Comune ha deciso non di rinunciare ai rincari ma di congelarli e di chiedere, nel frattempo, al Governo (che verrà) e alla stessa Regione l’apertura di un tavolo di lavoro con l’obiettivo di avere i 18 milioni di euro che servono oggi per evitare gli aumenti ma anche per rivendicare più fondi da qui ai prossimi anni. Milano, infatti, si sente stretta in un paradosso: di anno in anno aggiunge chilometri alla rete del trasporto pubblico ma dallo Stato, attraverso la Regione, riceve sempre meno soldi. Da qui il secondo motivo di scontro. Un paradosso che Palazzo Lombardia spiega con la logica dei costi standard, particolarmente punitiva delle inefficienze. Milano nega inefficienze e preferisce sottolineare che, nonostante tutto, per ora, gli unici rincari che scatteranno a settembre saranno quelli dei treni regionali, gestiti da Trenord, azienda controllata per il 50% proprio dalla Regione.