Bonino: no a terzi o quarti poli. "Così si aiuta solo la destra"

"C’è chi non ha mai votato per il Pnrr, ma ora si candida a gestirne i fondi: a rischio la credibilità del Paese"

Emma Bonino
Emma Bonino

L’allarme democratico di Enrico Letta è davvero fondato?

"Non si tratta di essere allarmisti, ma di guardare alla realtà delle cose. “Dio, Patria e Famiglia” è il principio evocato solo poco tempo fa dalla leader di FdI a Madrid – accusa Emma Bonino, la storica leader radicale e oggi di + Europa, alleata del Pd –. E non basta lo spazio di una campagna elettorale per “ripulire” la vocazione politica di una destra illiberale, che guarda di buon occhio regimi come quelli di Orban o Putin, apprezzando quanto fatto dall’amministrazione Trump. Letta ha ammonito che l’intento di questa destra sia quello di compromettere la Presidenza delle Repubblica, al momento, a mio avviso, unica garanzia per la nostra Repubblica. Io sono più cauta, ma sono certa di una cosa: non è tempo di terzi o quarti poli".

Vuol dire che c’è un solo voto "utile" contro il centro-destra: quello alla vostra coalizione?

"La legge elettorale, il Rosatellum, cervellotica e assurda, impone di fare coalizioni. Non è il momento per posizioni identitarie e + Europa ha scelto di andare in coalizione con il Pd, per non dare un solo voto alla destra. Che cosa significa? Che ogni voto dato ad Azione e Italia Viva o M5s non farà che rafforzare questa destra aiutandola a guadagnare seggi nei 225 collegi uninominali dove né M5s né terzo polo sono competitivi".

Giorgia Meloni, dunque, è un pericolo come premier?

"Indipendentemente dal fatto che ora sono diventati tutti europeisti e atlantisti, c’è chi non crede nell’Europa e non ha mai votato a favore del Pnrr, ma ora si candida a gestirne i fondi, mettendo a rischio la credibilità del Paese e i diritti conquistati".

A che cosa si riferisce?

"Hanno già proposto di voler fare modifiche alla Costituzione imponendo la supremazia del diritto italiano su quello comunitario e internazionale: sarebbe la fine dell’Europa. E una vittoria che consegni loro la possibilità di avere una maggioranza tale da poter procedere in tal senso senza la necessità di indire un referendum popolare, a che cosa può portare, se non a una deriva illiberale? Per me, che mi sono battuta sempre per la libertà di scelta dei singoli, questo scenario è più che preoccupante".

Quali rischi corre l’Italia con il centro-destra al governo per il Pnrr?

"Potremmo ritrovarci con una destra che dovrà gestire i fondi del Pnrr, avanzando proposte di riformulazione che trovo scandalose, sia nel merito sia per i tempi che richiederebbero a livello europeo per la loro eventuale approvazione".

Con quali effetti?

"Rischiamo di perdere l’occasione di sfruttare un piano e delle risorse che possano portare questo Paese a crescere e progredire, che non si vedeva dai tempi del Piano Marshall".

Non sono una garanzia l’atlantismo e la posizione sull’Ucraina e sui conti pubblici assunta dalla leader di Fratelli d’Italia?

"Sono sempre contenta quando qualcuno cambia idea e prospettiva. Mi pare, però, evidente si tratti di un posizionamento di facciata".

Oltre che per evitare la vittoria della destra, perché votare la vostra alleanza?

"L’ accordo sottoscritto con Letta guarda come prioritario e indispensabile avere più integrazione europea per vincere le sfide che abbiamo davanti: crisi energetica, pandemica e climatica, nel solco dell’agenda Draghi. Il Pnrr va attuato negli investimenti e nelle riforme perché ci aiuterà a uscire dalla crisi".

Quale è il valore aggiunto di + Europa alla coalizione?

"Nel dna di + Europa è prioritario promuovere le libertà economiche e personali, sociali e civili. Ci siamo battuti e continuiamo a farlo perché vogliamo un Paese in cui vivere diventi semplice, in cui sia più facile lavorare, fare impresa e liberare il talento dei giovani, assumendoci la responsabilità di lasciare, a chi verrà dopo, un mondo dove vivere senza ulteriore debito pubblico e dove ogni persona abbia gli stessi diritti e doveri di ogni altra persona. Un Paese in cui i diritti e le libertà conquistati non vengano messi in discussione, ma anzi progrediscano".

Non le sembra, però, che Letta abbia spostato troppo a sinistra il partito con la sconfessione del blairismo?

"Non posso dire se Letta abbia fatto bene o meno. Siamo due partiti diversi, altrimenti avremmo fatto un partito unico. Noi siamo liberali, loro socialdemocratici. So quale è l’identità di + Europa ed è quella per cui mi batto ogni giorno".