Venerdì 19 Luglio 2024
GABRIELE CANE’
Editoriale e Commento

L’enfant prodige adesso fa l’ago della bilancia

Macron vince contro l'estrema destra, ma la Francia esce divisa dalle urne senza una maggioranza chiara

TOPSHOT-FRANCE-POLITICS-VOTE

TOPSHOT-FRANCE-POLITICS-VOTE

Se l’obiettivo era quello di fermare l’onda di estrema destra, non c’è dubbio: Macron ha vinto. Il Rassemblement arretra, annaspa nelle spire del sistema elettorale: da primo, diventa terzo gruppo. Una sconfitta secca.

Se l’azzardo delle elezioni anticipate, oltre a un “no” doveva contenere anche un ”sì”, una prospettiva di governo in particolare a guida delle forze moderate che fanno capo al Presidente della Repubblica, beh, si conferma invece che l’azzardo c’è stato e in parte resta. Non tanto per le sorti personali dell’ex enfant prodige, ma per una Francia che esce dalle urne divisa in tre, senza una maggioranza chiara, con un rischio di ulteriore instabilità.

E’ vero: il macronismo si piazza bene all’Assemblea nazionale. Inaspettato. Il rischio è che resti solo, schiacciato da due estremi che di alleanze con l’Eliseo non ne vogliono sapere.

Fermata quella di destra, le proiezioni ci consegnano soprattutto un boom della sinistra, specchio della Francia arrabbiata, delle banlieu, dei gilet jaune. La gauche di Mélenchon, in particolare, delle pensioni a 60 anni (!), dei benefici a pioggia, dei conti pubblici in ulteriore rosso, filo palestinese e dalle venature anti sioniste, non certo amica dell’Europa. Non l’unica gauche, però, non quella riformista di Glucksman o di Hollande, che già fanno sentire voci diverse, scricchiolii nella compattezza di un Fronte popolare nato solo per dire “no”.

Che possa nascere un’alleanza di centro sinistra, è altro discorso come conferma il silenzio dell’Eliseo. “Non è chiaro chi governerà”, hanno fatto sapere. E su questo non ci sono dubbi. Un lavoro di cucitura che prenderà probabilmente settimane per una soluzione intricata, visti i numeri. Il che non è un dettaglio. L’unica cosa certa è che la stella di Macron ritrova luminosità. Immeritata, forse, ma reale. E che dopo il “no” dovrà lavorare parecchio per costruire un “sì”.