In un mondo senza guida tocca all’Occidente

L'Occidente deve diventare un motore attivo per dare giustizia ad Israele e scongiurare un conflitto allargato. La crisi internazionale preme violenta ai confini europei e l'Europa è impotente. Una risposta solitaria di Netanyahu potrebbe aprire scenari non più governabili

L'editoriale di Agnese Pini

L'editoriale di Agnese Pini

Lo avevamo scritto una settimana fa, raggelati dalle immagini di quelle prime ore confuse e incerte: l’attacco di Hamas su Israele - i corpi dilaniati, trascinati, legati sulle camionette e attorniati dai miliziani - è un assalto ai simboli delle democrazie. Uno dei più plateali, uno dei più sanguinari in termini di vite umane, di crudeltà, di ferocia. L’ennesimo di questo ventennio in cui il terrorismo jihadista ha insanguinato l’Occidente: dalle Torri Gemelle al Bataclan, dalla metropolitana di Londra alle Ramblas di Barcellona. Stessa matrice, stesso scopo, stesso orrore. Si è detto: Hamas è come Isis, è come AlQaeda. E in quanto tale va combattuta. Vero.

Nei sette giorni che sono seguiti a quella prima alba di razzi lanciati su Tel Aviv, abbiamo sentito il grido di dolore di Israele trasformarsi in un grido di giustizia, e abbiamo sentito qualcuno travisare quel legittimo e sacrosanto desiderio di giustizia in un anatema di vendetta. Sono, queste, le ore in cui prende forma l’attacco da terra di Tel Aviv sulla striscia di Gaza. Sono, queste, le ore in cui il popolo palestinese cerca una speranza di salvezza attraverso vie di fuga sostanzialmente inesistenti, rese impraticabili dalla stessa Hamas che punta a usare ancora una volta i civili come scudi umani. Sarà un massacro, prevedono gli esperti. Israele d’altro canto sa che ogni morto di Gaza corrisponderà a una perdita di sostegno, e di consenso, da parte di questo Occidente e soprattutto di questa nostra Europa ancora una volta impotente di fronte alla nuova gigantesca crisi internazionale che preme violenta ai suoi confini.

Turchia, Russia, Iran, Arabia Saudita, Qatar, Cina: ecco chi sono i nuovi protagonisti degli equilibri geopolitici, ecco chi potrà avere voce in capitolo per risolvere o per far esplodere un’altra guerra, ecco dove si è già spostato l’asse del nostro mondo.

Ma se Hamas è come Isis e come Al-Qaeda, se si vuole scongiurare che la risposta solitaria di Netanyahu apra a scenari non più governabili, a un allargamento del conflitto (il direttore di Limes Lucio Caracciolo evoca il rischio nell’intervista che pubblichiamo oggi) una cosa sola può fare l’occidente: sostenere Israele - nei fatti e non solo nelle parole e negli intenti, che sembrano già in partenza deboli. Lo ha detto Marco Minniti ieri su questo giornale, sintetizzo: "Il mondo è senza guide, il rischio di un conflitto allargato è tutt’altro che peregrino, e la guerra può riattivare i nostri giacimenti d’odio". Per questo se vogliamo dare giustizia a Israele, e se non vogliamo che quella legittima giustizia esondi in qualcosa di imprevedibile, l’occidente deve trasformarsi in un motore attivo. Non possiamo continuare a guardare il mondo da spettatori esterni, e fragili, come abbiamo fatto negli ultimi anni: una deriva che è già sintomo di resa. E che può sfuggirci completamente di mano.