Prima l’Europa contro la crisi e contro le guerre

Nelle incertezze di questo momento storico gli Stati dovrebbero avere la forza di decidere. Prima che la Storia decida per loro: l'Europa, dunque, prima di tutto

L'editoriale di Agnese Pini

L'editoriale di Agnese Pini

Roma, 10 dicembre 2023 – Europe first, dunque: esiste davvero un’alternativa? Di Stati Uniti d’Europa si parla, più o meno a vuoto, fin dagli albori del progetto europeo - inteso come idea e visione - ma mai quanto oggi le incertezze che segnano le tappe cruciali del 2024 stanno stringendo i Paesi Ue in un imbuto che potrebbe costringerci ad accelerare i tempi di un processo necessario. Le tappe cruciali del 2024: le elezioni in Russia, a marzo; quelle europee, a giugno; il voto Usa, a novembre. Se il plebiscito putiniano è una certezza, la tutt’altro che improbabile vittoria di Trump in America rappresenta la grande incognita per il destino della Nato, e dunque dell’Europa.

Suonano premonitrici - ed è il caso dunque di rispolverarle - le parole di un europeista di ferro come Jacques Chirac, vecchie ormai di svariati lustri, che fra i primi sostenne un’idea di “Europe first”. Disse: "L’Europa non è destinata a diventare una vasta area di libero scambio diluita nell’economia globalizzata. L’Europa è innanzitutto un progetto politico". Gli fanno eco, in questi giorni, le dichiarazioni dell’italiano Mario Draghi, che proprio i francesi di Macron vorrebbero spingere come nuovo commissario europeo: "Il modello di crescita su cui abbiamo voluto fondare l’Europa si è dissolto, bisogna reinventarne uno nuovo, ma per fare questo occorre diventare Stato". Non poteva essere più chiaro di così. Ma una domanda, e una paura, si affacciano: avremo mai la forza per realizzare l’impresa? Quest’agonia di incertezze, di fatiche, di scarsa visione e di poco coraggio dentro cui siamo immersi da ormai un ventennio, ha avuto come unico risultato quello di indebolire, pezzo dopo pezzo, non solo l’idea di Europa ma anche i singoli Stati che la compongono: le loro economie, le loro finanze, i loro governi, la loro spinta identitaria e culturale.

Avremo la forza di decidere prima che la Storia decida per noi?