di Davide Gaeta

C’era una volta il credito agrario. Era un mondo felice, dove l’imprenditore agricolo aveva una banca e un sportello dedicato. Dialogava con un direttore specializzato che lo ascoltava e conosceva i tempi dell’agricoltura, le differenze tra attività colturali, le rese e i margini che il mondo agricolo consente. Era un dialogo speciale perché spesso il rapporto con la banca seguiva le generazioni aziendali. Le decisioni, gli investimenti, venivano prese insieme e spesso era un orgoglio aver finanziato l’impresa.

Il credito ordinario si è sostituito a quello agrario, ritenuto non giustificato ad avere condizioni e personale specializzato. In parte è comprensibile, ma la nostalgia si fa sentire. Non è tanto un problema di tassi o condizioni, ma molto di più un problema di competenze specialistiche. Difficile comprendere i tempi e le logiche economiche sottese a molte scelte della agricoltura.

Eppure il settore sta riprendendo quota anche come strategicità nell’economia del Paese. Il capitale in agricoltura cresce progressivamente di importanza. Assorbe un ruolo crescente tra i fattori della produzione. E’ dunque il tempo di aprire a un ruolo nuovo il credito specializzato e l’accesso al capitale proprio aziendale da parte della finanza che sino ad oggi ha per lo più trascurato l’ipotesi, ritenendola troppo poco rimunerativa. Il settore lo merita e grazie a ciò l’imprenditore agricolo saprà crescere anche nel dialogo con il mondo bancarioe nelle competenze nella gestione aziendale.

Davide.gaeta@univr.it