Tim, battaglia sulla rete. Vivendi impugna la vendita

Nessuna sospensione della trattativa con Kkr, Netco va avanti. Il titolo sale in Borsa

Tim, battaglia sulla rete. Vivendi impugna la vendita

Tim, battaglia sulla rete. Vivendi impugna la vendita

Vivendi ha presentato il suo ricorso al Tribunale di Milano contro la vendita della rete Tim a Kkr, decisa dal cda contro il suo parere, ma l’operazione Netco per ora può andare avanti, perché la strategia legale dei francesi, azionisti di maggioranza relativa della compagnia telefonica, prevede solo un ricorso nel merito e non la richiesta di sospensiva.

Secondo quanto si apprende, anzi, Vivendi ha chiesto il 22 aprile 2024 come data per la prima udienza. Il primo socio di Tim punterebbe dunque a portare il board in tribunale, senza bloccare subito la cessione della rete approvata dal consiglio il 5 novembre, ma l’ad Pietro Labriola ieri ha ribattuto che il consiglio ha fatto "tutto quanto secondo la normativa vigente, quindi andiamo avanti e vediamo".

Vista l’assenza di una richiesta di sospensiva, ieri il titolo è schizzato verso l’alto, arrivando a guadagnare oltre il 6% a metà, per poi ripiegare nel pomeriggio e chiudere a +2,36%. Sebbene sia passato oltre un mese dalla decisione del consiglio di Tim sulla rete, il ricorso dei francesi era atteso.

Nel corso delle trattative Vivendi aveva contestato più volte l’operazione, ritenendo il prezzo offerto da Kkr (18,8 miliardi più 3 miliardi di earn out al verificarsi di alcune condizioni, tra cui la creazione della rete unica con gli asset di Open Fiber) inferiore al valore dell’infrastruttura, indicando in 31 miliardi il possibile incasso.

Per tentare di fermare il processo la media company guidata da Yannick Bolloré, a cui fa capo il 24% di Tim, aveva poi chiesto che l’operazione venisse sottoposta al voto dell’assemblea, ma il board ha tirato dritto decidendo di approvare in consiglio la vendita al consorzio guidato da Kkr di cui fa parte anche il ministero dell’Economia, destinato a rilevare fino al 20% della rete, e il fondo infrastrutturale italiano F2i, candidato a comprarne il 10%.

Più che da ragioni strategiche, Vivendi è mossa dall’esigenza di difendere il proprio investimento, che dal momento dell’acquisto ha perso quasi 3 miliardi di valore. La partecipazione del 24% nella compagnia telefonica pare ormai destinata alla vendita e il ricorso potrebbe alzare la pressione sui soggetti coinvolti nella partita affinché svincolino Vivendi trovando un compratore. Sul fatto che i francesi stiano "valutando opzioni" sulla loro quota, inclusa la vendita, sono uscite diverse indiscrezioni, registrate da Bloomberg.

Uno scenario accreditato anche dal fatto che le azioni Tim, derubricate a "partecipazione finanziaria" da Vivendi, sono destinate a confluire in una holding di investimento, nell’ambito della riorganizzazione appena annunciata dalla media company francese. Il nodo vero sarà individuare, oltre a un acquirente, un prezzo in grado di soddisfare i soci francesi, che vorrebbero limitare le perdite accumulate nell’improvvida avventura italiana.

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