Domenica 23 Giugno 2024
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Economia

Tasse e lavoro, effetti sulla busta paga: cosa cambia da gennaio 2024. La franchigia alle detrazioni

La modifica delle aliquote Irpef e il taglio delle detrazioni fiscali cambiano la situazione per alcune fasce di reddito

Roma, 8 novembre 2023 – La bozza della Manovra 2024 approvata dal Cdm guidato da Giorgia Meloni contiene al suo interno anche una prima fase delle riforma fiscale che entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2024, producendo dunque i suoi effetti per la prima volta nella dichiarazione dei redditi del 2025. Questa riforma prevede delle modifiche importanti, soprattutto per quanto riguarda le aliquote applicate sull'imposta sul reddito delle persone fisiche, Irpef, che passano da 4 a 3. Altro punto rilevante della riforma interessa il taglio delle detrazioni fiscali per i contribuenti che hanno un reddito complessivo superiore a 50 mila euro. Da quanto detto si evince come l’obiettivo dell’esecutivo Meloni sia quello di porre in essere una semplificazione del sistema tributario, oltre che una redistribuzione del carico fiscale tra i contribuenti.

Tasse e lavoro, cosa cambia dagennaio 2024
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La revisione Irpef e gli effetti in busta paga

Per snellire il meccanismo che regola l’Irpef, Imposta sul reddito delle persone fisiche, è prevista una riduzione dell’aliquote, da 4 a 3. Questa imposta segue un criterio progressivo in relazione al reddito del contribuente, ivi compreso quello derivante da lavoro dipendente. Ecco dunque che con la modifica delle aliquote Irpef si assisterà anche a modifiche per quanto riguarda la busta paga. Attualmente gli scaglioni e le relative aliquote sono le seguenti:

- 23% per redditi fino a 15 mila euro; - 25% per redditi compresi tra 15 mila euro e 28 mila euro; - 35% per redditi compresi tra 28 mila euro e 50 mila euro; - 43% per redditi superiori a 50 mila euro.

Con la nuova riforma fiscale, scaglioni e aliquote diventano soltanto 3, ovvero:

- per redditi fino a 28 mila euro l’aliquota è al 23%; - oltre i 28 mila euro e fino a 50 mila euro è al 35%; - oltre i redditi di 50 mila euro è al 43%.

Appare evidente che a trarre maggiormente vantaggio dalla riforma fiscale siano soprattutto i contribuenti con un reddito compreso tra 15 mila e 23 mila euro, visto che con l’attuale sistema hanno l’aliquota al 25%, mentre con la riforma fiscale questa scende al 23%. Per tutti gli altri resta sostanzialmente invariato il criterio di calcolo dell’Irpef.

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Il taglio delle detrazioni fiscali per redditi superiori a 50 mila euro

Al fine di rendere maggiormente equo il sistema tributario, la riforma fiscale prevede anche il taglio delle detrazioni fiscali per i contribuenti che presentano un reddito superiore a 50 mila euro. La detrazione fiscale è la somma che può essere sottratta dall’imposta lorda per alcune spese sostenute dal contribuente durante il periodo fiscale di riferimento.

Alcuni esempi tipici sono gli interessi passivi sul mutuo, le spese mediche o quelle per l'istruzione. Il criterio che regola il taglio delle detrazioni per chi ha redditi alti è quello proporzionale, ovvero chi guadagna di più contribuisce in maniera maggiore al gettito fiscale. Entrando più nel dettaglio, la riforma fiscale prevede una nuova franchigia di 260 euro per le detrazioni fiscali di tutti i contribuenti che dichiarano di avere redditi superiori a 50 mila euro. Al dato pratico questo vuol dire che questa categoria di cittadini potrà detrarre dall’imposta soltanto la parte eccedente tale franchigia.

Gli effetti della riforma fiscale sulla busta paga

Per come è stata strutturata e descritta, la riforma fiscale voluta dal governo Meloni andrà a vantaggio dei lavoratori dipendenti e autonomi con redditi medi e bassi. Per queste persone, infatti, l’abbassamento dell’Irpef comporterà un aumento dello stipendio netto. Ad essere penalizzati, invece, sono i contribuenti con redditi superiori a 50 mila euro che perdono, di fatto, la possibilità di poter utilizzare a pieno il meccanismo delle detrazioni fiscali.