Nel tondo a sinistra i cantieri Riva a Sarnico. Sopra, il Coupè 76’ Perseo, uno dei modelli di punta
Nel tondo a sinistra i cantieri Riva a Sarnico. Sopra, il Coupè 76’ Perseo, uno dei modelli di punta

Una volta si diceva che i re viaggiano per terra sulle Rolls-Royce e per mare sui Riva. E sarà stata una semplice coincidenza, ma nella lunga e travagliata storia di questi due marchi c’è stato anche un momento in cui si sono trovati insieme, nella stessa proprietà. Roba antica, che pochi ormai conoscono. Ma anche i più digiuni di motonautica sanno che di fronte a un Riva generazioni di principi, di grandi artisti, di tycoon e di cocottes d’alto bordo si sono sempre tolte, almeno metaforicamente, il cappello. Uno dei primi personaggi a voler navigare in Aquarama, il mito di allora, fu Gianni Agnelli. È storia.

Anche oggi un Riva, sia moderno che d’epoca, equivale a un qualcosa che sta alla nautica come uno Stradivari stava a un violino. Diventato nel 2000 un brand del grande gruppo Ferretti, il cantiere di Sarnico – lago d’Iseo – ha creato nel 2004 un altro sito produttivo a La Spezia, dove si producono i cabinati più grandi e dove gli scafi sono ormai di vetroresina o in lega leggera. Ma il Dna dei Riva non è cambiato: ed è rimasto quello dell’eleganza senza compromessi, che va ben oltre il semplice lusso.

Nella storia della nautica italiana dunque Riva merita un posto a parte. E va riconosciuto a Norberto Ferretti, che insieme al fratello Alessandro prematuramente scomparso fondò il marchio del loro nome, di aver capito bene i valori e le unicità del prodotto del suo amico Carlo Riva, quando quest’ultimo decise di tirare i remi in barca.

Il marchio Riva, memoria dell’ingegner Carlo morto tre anni fa, rimane ad oggi la bandiera dell’eleganza raffinata per l’intero gruppo Ferretti, con una differenziazione produttiva che spazia tra i motoscafi runabout di legni pregiati e interni in pelle, ai moderni motoryachts.

A sfogliare il catalogo del marchio si trovano davvero le radici della cultura dell’azienda e insieme i più avanzati dettagli delle tecnologie d’oggi: leghe leggere per gli scafi così come da tempo si fa nelle costruzioni militari per il vantaggio della robustezza e della versatilità, essenze scelte con meticolosa cernita, pelle, elettronica dell’ultima generazione. Sempre con un occhio di riguardo alle prestazioni perché Riva ha voluto dire in tutta la sua storia navigare veloci e in sicurezza anche in condizioni di mare duro.

Non per niente tra i tanti cantieri che negli anni del boom si sfidarono nei vari record di velocità e di durata, Riva ha sempre avuto un posto di prestigio. Fino alla clamorosa vittoria in una massacrante Londra-Montecarlo di 1.500 miglia che fece storia perché il piccolo Aquarama di 8,50 metri era stato sfottuto alla partenza dalla ventina di potentissimi scafi inglesi che l’avevano definito un giocattolo. Alla premiazione a Montecarlo la principessa Grace Kelly volle addirittura salire a bordo, fermata solo dal puzzo di benzina di un serbatoio che s’era rotto quasi all’arrivo e minacciava di mandare tutto in fiamme.

L’importanza del marchio Riva, che nel gruppo Ferretti rappresenta ovviamente il top di gamma, vale non soltanto in Europa, ma su due mercati che a differenza del nostro hanno sentito meno la crisi mondiale e ne stanno comunque uscendo: quello dell’intero continente americano (Riva negli Usa è appunto un mito) e nel Far East, dove il gruppo Ferretti vanta un’ottima penetrazione grazie anche agli azionisti cinesi. A Hong Kong ma anche nelle altre città cinesi dove si sono sviluppati grandi insediamenti industriali o commerciali, avere un Riva è simbolico di potere economico, così come un tempo facevano status symbol le Tod’s o le Ferrari. Gli analisti che seguono lo sviluppo dei mercati sono tutti concordi nel ritenere che il Far East dovrà essere il nuovo eldorado per la produzione italiana delle imbarcazioni di lusso: e in tempi anche abbastanza veloci visto che la pandemia del Covid-19 pur avendo colpito vasti strati della popolazione non ha inciso sensibilmente né sulla capacità economica delle classi più ricche, né sulla loro ricerca di lusso e di affermazione.

Non mancano, nel gruppo, anche gli studi relativi a motorizzazioni meno tradizionali, che rispondano alle nuove esigenze di dimostrarsi più ‘green’. La maturazione dell’elettrico procede di pari passo ad altre opzioni, come potrebbe essere l’idrogeno che sta già entrando in maturazione nel campo dei Tir stradali e addirittura delle ferrovie. E non ci sarebbe da meravigliarsi se le innovazioni in questo campo arrivassero proprio dal Far East con un nome tutto italiano.