Marino Berton è il coordinatore dell’Associazione italiana energie agroforestali (Aiel)
Marino Berton è il coordinatore dell’Associazione italiana energie agroforestali (Aiel)

Scaldarsi senza scaldare il pianeta. Una sfida che la riscoperta di antiche tradizioni abbinata alle nuove tecnologie rende possibile. Se una volta c’era il focolare, oggi, questa primitiva ed economica forma di riscaldamento, può essere efficacemente attualizzata grazie a un utilizzo innovativo e consapevole del legno e dei suoi derivati come pellet e cippato.

Nel nostro Paese – secondo l’ultimo Report statistico diffuso dal Gestore dei Servizi Energetici (Gse) – il legno costituisce la prima fonte di energia rinnovabile (34%), seguita da energia idroelettrica (18%), pompe di calore (12%), fotovoltaico (9,5%) ed eolico (6,7%), nonché – come rileva l’Istat – la seconda fonte di riscaldamento degli italiani (21%) dopo il metano (51%). Un dato confermato dalle recenti stime dell’Associazione italiana energie agroforestali (Aiel) secondo le quali in Italia il parco degli apparecchi domestici e delle caldaie a biomasse installate supera i 10 milioni e, di questi, oltre 3 milioni sono generatori (stufe e caldaie) alimentati a pellet.

Con costi più bassi in bolletta fino al 70% (dati Aiel), alla base di tale scelta vi è, senza dubbio, un fattore economico. Legna, pellet e cippato hanno, infatti, un costo medio di 45 euromegawattora, quasi la metà rispetto agli 85 euro del metano e un terzo del costo gasolio (circa 143 euro). Una convenienza che aumenta grazie al Conto Termico – il sistema di incentivi ai privati volti ad aumentare l’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili – con il quale è possibile arrivare a coprire fino al 65% delle spese per la sostituzione di vecchi apparecchi (a gasolio o biomasse) con caldaie, stufe e camini a legna e pellet più avanzati. Dal punto di vista ambientale è questa la chiave di volta in grado di rendere il legno il combustibile del futuro. Dopo la sua sostituzione con il carbone, iniziata nel mondo occidentale circa 150 anni fa, l’interesse per il legno per il riscaldamento delle abitazioni è ripreso con con le prime crisi petrolifere degli anni ’70. Tuttavia le vecchie stufe a legna sono, tutt’ora, molto inquinanti e producono un grande quantitativo di Pm 10 e Pm 2.5, polveri sottili inalabili estremamente dannose per la salute. È per questo motivo, avvertono gli esperti, che risulta fondamentale procedere alla rottamazione dei vecchi apparecchi dotandosi di stufe di nuova generazione.

«Gli apparecchi a legna e pellet di nuova generazione emettono fino all’80% in meno di polveri sottili rispetto ai vecchi impianti ma, ad oggi, le stufe e i camini vecchi in Italia sono, purtroppo, ancora 4 milioni» spiega il coordinatore di Aiel, Marino Berton. Per invertire tale tendenza, promuovendo l’installazione di stufe ad alto rendimento e basse emissioni alimentate con combustibili legnosi di qualità certificata, diverse associazioni – Legambiente, Kyoto Club, UNCEM (Unione Nazionale dei Comuni, comunità ed Enti Montani), Aiel, Anfus (Associazione Nazionale Fumisti e Spazzacamini), Assocosma (Associazione Nazionale Costruttori Stufe) – hanno lanciato l’iniziativa L’Italia che rinnova. L’obiettivo – spiegano i promotori – è quello di fornire una concreta risposta all’esigenza di riscaldarsi in modo sostenibile e conveniente attraverso gli apparecchi domestici a legna e a pellet.

Un’abitudine la cui diffusione incide in modo positivo anche sull’economia del Paese e sul Made in Italy. «In questo settore l’Italia è all’avanguardia nel mondo: il 70% delle stufe a pellet in Europa sono prodotte da aziende italiane e i nostri prodotti hanno conquistato i mercati tedesco e nordeuropeo» afferma Berton. La rilevanza economica dell’energia prodotta dalle biomasse legnose nel nostro Paese si traduce – secondo il Gse – in 32mila occupati diretti e indiretti in Italia mentre il volume di affari sviluppato annualmente dalla filiera biomasse termiche è pari a 4 miliardi di euro (Elaborazione Aiel). I margini di sviluppo sono, tuttavia, ancora molto ampi.

Dal Rapporto Annuale sulle Foreste (Raf) emerge, infatti, che in Italia la superficie boschiva è in costante aumento (dal 1936 al 2015 la crescita è stata del 72,6%) e, attualmente, ha raggiunto 10,9 milioni di ettari pari al 36,4% dell’intera superficie nazionale. Dati che, a causa dell’abbandono di gran parte dei boschi, contrastano con quelli sul prelievo di legna che, nel nostro Paese, è stimato tra il 18% il 37% delle risorse disponibili a fronte di una media europea pari al 62-67%.