14 set 2021

Pensione anticipata, soglia a 63 anni. Ipotesi penalizzazioni

Archiviata Quota 100, il governo lavora sulla flessibilità. Cgil, Cisl e Uil vorrebbero un’età minima più bassa. Va evitato lo scalone del 2022, contenendo la spesa. Ipotesi penalizzazioni sugli assegni del 2-3% all’anno

claudia marin
Economia
Una manifestazione dei sindacati dei pensionati a Roma: sparita Quota 100, si studia un nuovo anticipo per uscire dal lavoro
Una manifestazione dei sindacati dei pensionati a Roma

La partita pensioni, con la cancellazione annunciata di Quota 100 a fine anno (sebbene Matteo Salvini evochi le barricate per difenderla a tutti i costi), è di fatto ricominciata nel governo, nei partiti, nei sindacati. Siamo alle battute iniziali, ma già emerge un nuovo “numero magico“ della previdenza prossima ventura: 63 anni. Questa la soglia di età, (richiesta attualmente per l’Ape sociale), che verrebbe, in più, resa strutturale o quasi e allargata ad altre categorie (oltre quelle previste oggi) di lavoratori che svolgono mansioni gravose. I 63 anni, però, sarebbero assunti anche come limite per accedere al pensionamento, in anticipo di 4 anni rispetto ai 67, ma con penalizzazioni del 2-3% annuo sulla quota "retributiva" dell’assegno. Una formula proposta a suo tempo dall’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano (tant’è che si parla già di "Quota Damiano") e che viene rilanciata dal sottosegretario all’Economia, Cecilia Guerra. Entro fine anno, governo e Parlamento dovranno trovare una o più soluzioni flessibili che sostituiscano Quota 100, per evitare che scatti di colpo dal 1° gennaio 2022 lo “scalone“ di 5 anni di aumento dell’età pensionabile, da 62 a 67 anni. È questo il nodo col quale dovrà fare i conti il ministro Andrea Orlando nelle prossime settimane, anche se a tirare le fila saranno il titolare dell’Economia e lo stesso premier Mario Draghi. I punti di partenza sono lontani: i sindacati puntano su forme di flessibilità a partire dai 62 anni o, in alternativa, con 41 anni di contributi a prescindere dall’età (bocciata dall’Inps, però, perché troppo costosa, oltre 9 miliardi a fine decennio). Con l’aggiunta di: contributi figurativi alle lavoratrici per i figli, per lavori di cura e per altre condizioni svantaggiate; sostegno dei redditi dei pensionati; rilancio della previdenza complementare; pensione di garanzia per i giovani, lavoratori discontinui e con basse retribuzioni. ...

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