Ultima chiamata per Quota 100. Mancano ormai poche settimane alla fine della possibilità di andare in pensione a 62 anni con 38 di contributi, e c’è da prevedere che ci sarà un incremento delle domande entro la scadenza. A fine agosto si è arrivati a 341mila pensionamenti, per un costo di circa 18,8 miliardi fino al 2030: secondo gli addetti ai lavori, si supereranno le 400mila uscite. Pensione anticipata, soglia a 63 anni. Ipotesi penalizzazioni Se non si avrà la fuga di massa ipotizzabile, però, è solo perché i lavoratori che conquistano i requisiti della misura agevolata entro il 31 dicembre prossimo potranno usare il diritto in qualsiasi momento negli anni successivi: parliamo di una platea di un altro mezzo milione di persone che non dovrà fare i conti con lo...

Ultima chiamata per Quota 100. Mancano ormai poche settimane alla fine della possibilità di andare in pensione a 62 anni con 38 di contributi, e c’è da prevedere che ci sarà un incremento delle domande entro la scadenza. A fine agosto si è arrivati a 341mila pensionamenti, per un costo di circa 18,8 miliardi fino al 2030: secondo gli addetti ai lavori, si supereranno le 400mila uscite.

Pensione anticipata, soglia a 63 anni. Ipotesi penalizzazioni

Se non si avrà la fuga di massa ipotizzabile, però, è solo perché i lavoratori che conquistano i requisiti della misura agevolata entro il 31 dicembre prossimo potranno usare il diritto in qualsiasi momento negli anni successivi: parliamo di una platea di un altro mezzo milione di persone che non dovrà fare i conti con lo spauracchio dello scalone di 5 anni in arrivo per tutti gli altri da gennaio 2022. In assenza, si intende, dei correttivi a cui il governo sta già lavorando.

Certo è che l’ultimo aggiornamento dell’Inps permette di delineare l’identikit del beneficiario di questo intervento, introdotto dal governo Conte I su pressione della Lega che, con Matteo Salvini, continua a minacciare fuoco e fiamme in caso di ritorno ai 67 anni di età della riforma Fornero.

Il lavoratore tipo che ha potuto lasciare l’attività in anticipo è uomo, dipendente pubblico e privato, principalmente del Nord (se privato) e del Centro (se statale). Le domande accolte al 31 agosto fanno riferimento a 273.519 lavoratori dipendenti, di cui 166.282 del settore privato e 107.237 del settore pubblico, mentre i lavoratori autonomi sono 67.609. Per il 69,3% si tratta di uomini, con le donne al 30,7.

L’importo lordo medio annuo erogato è di 25.663 euro: 17.983 euro per gli autonomi, 27.237 euro per i dipendenti privati e 28.064 euro per i dipendenti pubblici. A conti fatti, i beneficiari della soluzione agevolata sono lavoratori del settore più "garantito" del mercato del lavoro: quelli nati alla fine degli anni ’50 (tra il ’57 e il ’59) nella prima fase del baby boom in pieno miracolo economico, che hanno avuto carriere piene senza buchi contributivi, che hanno potuto contare principalmente su occupazioni stabili nel settore pubblico, con un marcato squilibrio di genere e con un livello dell’assegno di tutto riguardo rispetto alla media delle pensioni di vecchiaia, che non raggiunge i 20mila euro.

Dai sindacati arriva un doppio messaggio, però, che da un lato tende a difendere la misura ("Non è stata un insuccesso", spiegano dalla Cisl) e, dall’altro, a ipotecare i risparmi di spesa rispetto alle previsioni. Il minore accesso alla soluzione, infatti, produrrebbe un risparmio di 6,4 miliardi, fanno sapere dalla Cgil: "Questa misura è stata usata da poco più di un terzo della platea prevista – avvisa il segretario confederale Roberto Ghiselli –. Chiediamo che i risparmi siano utilizzati nella previdenza, che dovrà essere una delle priorità del governo anche in vista del termine di questo strumento". Il conteggio del risparmio si basa sull’ipotesi che, entro fine anno, le domande complessive non supereranno quota 384mila, ben al di sotto delle 973mila ipotizzate nella relazione di accompagnamento alla legge. Ma gli esperti di conti previdenziali fanno rilevare come sia verosimile toccare le 400mila uscite entro fine anno.

E, soprattutto, come siano da mettere in conto gli esodi possibili negli anni successivi con il diritto acquisito al 31 dicembre, utilizzabile in ogni momento anche una volta cancellata la possibilità per chi non abbia maturato i requisiti entro la scadenza. Una previsione che trova, del resto, conferma nei numeri di chi ha lasciato il lavoro fino a oggi: sono oltre 150mila sul totale le persone che sono andate via a 62 anni e più di 73mila coloro che avevano 63 anni: dunque, un altro mezzo milione di lavoratori potrà comunque lasciare l’attività tra i 62 e i 65 anni nei prossimi anni. Una Quota 100 ritardata non meno onerosa.