Concordato fiscale, arrivano le tasse a ‘prezzo fisso’ per le Partite Iva

Il Consiglio dei Ministri vara la norma che cristallizza le tasse per gli autonomi. Ma salta la clausola di affidabilità. Protestano le opposizioni: regalo agli evasori

Roma, 25 gennaio 2024 – Per il gran popolo delle partite Iva potrebbe essere una vera e propria rivoluzione. Per il fisco, invece, un modo per semplificare i rapporti con i contribuenti e, magari, far emergere redditi "sommersi". Il settimo decreto legislativo della riforma fiscale contiene, in realtà, due capitoli: il primo, quello più importante, fissa le nuove regole del cosiddetto "concordato preventivo". Il secondo, rivede le modalità dell’accertamento fiscale. Con il concordato il governo conta di incassare 1,8 miliardi di euro di gettito in due anni. Soldi che, ha assicurato il viceministro per l’Economia, Maurizio Leo, saranno utilizzati per ridurre le aliquote dell’Irpef e finanziare gli altri moduli della riforma fiscale del governo. Protestano, invece, le opposizioni che vedono nel nuovo concordato preventivo "l’ennesimo regalo agli evasori". Ma andiamo con ordine.

Il viceministro per l'Economia Maurizio Leo
Il viceministro per l'Economia Maurizio Leo

Come funziona 

Entro aprile del 2024 (ma, a regime, la scadenza sarà a marzo) l’Agenzia delle Entrate invierà alle partite Iva e alle piccole e medie imprese una lettera con la proposta di concordato, in cui saranno calcolate le imposte sui redditi e l’Irap per un biennio. A questo punto il contribuente dovrà decidere entro il 15 ottobre se aderire o meno. Ci saranno anche specifici software a disposizione dei contribuenti o degli intermediari per acquisire i dati necessari.

Si allarga la platea

Rispetto alla prima versione, potranno accedere al concordato anche le partite Iva con un indice di "affidabilità fiscale" (Isa) inferiore a 8. Una modifica che porta a circa 4 milioni la platea dei potenziali beneficiari del nuovo meccanismo. Infatti, a questo punto, potranno aderire i 2,5 milioni di partite Iva che già si trovano nel regime Isa mentre per gli altri 1,7 milioni che hanno aderito al regime forfettario (con la flat tax al 15%) il concordato avrà una cadenza annuale. Per l’opposizione la variazione potrebbe costituire un regalo agli evasori. Per il viceministro, Maurizio Leo, la finalità è opposta: "Vogliamo gradualmente portare tutti su un livello di affidabilità più alto proprio per contrastare i fenomeni elusivi".

Quanto si paga 

Con il concordato preventivo, l’Agenzia, al momento di proporre al contribuente la cifra da pagare, potrà calcolare un eventuale incremento del reddito rispetto a quello dell’anno di riferimento "fino al massimo del 10%, fatta salva la facoltà di una proposta difforme a tale limite motivata e sottoposta a contraddittorio con il contribuente prima di essere formalizzata", come si legge nel testo del provvedimento varato ieri.

Chi è escluso 

Non potrà aderire al concordato solo il contribuente che ha un debito con il fisco superiore ai 5mila euro. Inoltre, se l’Agenzia delle Entrate dovesse scoprire che il contribuente ha omesso di dichiarare oltre il 30% delle sue entrate, potrà tornare sui suoi passi e dichiarare nulla la proposta di concordato. Il contribuente potrà uscire dal regime se il suo giro di affari dovessero registrare un crollo del fatturato di almeno il 60%.

I controlli

Arriva anche l’AI per smascherare gli evasori. Il decreto rafforza l’analisi del rischio da parte dell’Agenzia delle Entrate ricorrendo all’Intelligenza artificiale nel rispetto della privacy. Le nuove tecnologie dovrebbero garantire l’interconnessione delle banche dati di archivi e registri pubblici per un controllo preventivo anti-furbetti.

Tra contribuente e fisco 

"L’amministrazione finanziaria non potrà emettere un atto se non previo confronto con il contribuente, che potrà formulare le sue osservazioni e laddove l’amministrazione non le condivida deve motivare", ha spiegato Leo illustrando il capitolo del decreto approvato ieri che riforma anche il procedimento amministrativo. In questa maniera, sempre secondo l’esponente dell’esecutivo, si punta ad avere un rapporto più corretto fra fisco e contribuente.

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