di Pino Di Blasio Un altro passo compiuto verso la ricerca di un partner, lungo la strada di liberare il Monte dei Paschi da quel pesante fardello di 8 miliardi di euro (lordi) di crediti deteriorati, addolciti dallo zuccherino di un miliardo e passa di asset patrimoniali da girare ad Amco assieme alla zavorra. Ieri sera il consiglio d’amministrazione del Monte, presieduto da Patrizia Grieco, ha accettato le...

di Pino Di Blasio

Un altro passo compiuto verso la ricerca di un partner, lungo la strada di liberare il Monte dei Paschi da quel pesante fardello di 8 miliardi di euro (lordi) di crediti deteriorati, addolciti dallo zuccherino di un miliardo e passa di asset patrimoniali da girare ad Amco assieme alla zavorra. Ieri sera il consiglio d’amministrazione del Monte, presieduto da Patrizia Grieco, ha accettato le condizioni fissate nella ’draft decision’ della Banca centrale europea riguardo all’operazione di scissione Hydra, con la creazione di una bad bank con i crediti dubbi in dote. Il cda di Rocca Salimbeni ha recepito tutte le osservazioni di Francoforte e adesso attende fiducioso il via libera finale entro settembre.

L’autorizzazione è condizionata da quattro fattori. Il primo è che il Monte dei Paschi dovrà emettere entro dicembre 2020 strumenti subordinati per almeno 250 milioni, a condizioni di mercato, in grado di aumentare il patrimonio e alzare i ratios Tier2. I bond andranno sottoscritti prima di dicembre. Seconda clausola, la Banca centrale europea chiede che sia in vigore un decreto o una legge che accantoni i fondi pubblici necessari per la sottoscrizione di strumenti di capitale emessi a condizione di mercato da qualsiasi società pubblica italiana. Francoforte vuole che quel miliardo e mezzo di euro, stanziato dal Tesoro nel decreto di agosto, sia ancora a disposizione per supportare l’irrobustimento patrimoniale del Monte dei Paschi, dopo la cessione di asset per un miliardo. Garanzie statali per obbligazioni subordinate in grado di alzare il coefficiente Tier1 del patrimonio Mps.

Terza clausola, tre ’comfort letters’ di diverse banche di investimento, pronte a sottoscrivere le obbligazioni emesse dal Monte dei Paschi e garantite dal Tesoro. Quarto passaggio, il timbro di ceralacca sull’operazione: un’assemblea straordinaria del Monte dei Paschi, presumibilmente entro fine novembre, che approvi il progetto di scissione e tutte le modifiche statutarie necessarie. La macchina è in moto, la caccia al partner di Mps ora non potrà più fermarsi.