Dalla pista alla strada. L’idea del Drake torna ancora oggi

di Leo

Turrini

Oggi si conclude ad Abu Dhabi il mondiale di Formula Uno. Onestamente, è stata una stagione segnata dalla noia. Tranne in una occasione (trionfo della Ferrari di Sainz a Singapore) ha vinto sempre la Red Bull e tolti due successi del compagno di squadra Perez, beh, si è imposto solo ed esclusivamente Max Verstappen, l’olandese volante.

In questa sede, però, interessa un altro tema. In breve: i Gran Premi sono ancora stimolo per la produzione di serie? Enzo Ferrari sosteneva che le corse erano indispensabili per l’evoluzione dell’auto da strada, utilitarie comprese. Sperimentiamo in pista ciò che un giorno servirà alla mamma o al papà che si mettono al volante per portare i figli a scuola.

Siamo nel 2023, la tecnologia applicata alle vetture ha fatto enormi balzi in avanti. In un mondo che faticosamente tenta di convertirsi alla mobilità ’dolce’ o green, le corse conservano un senso ’sociale’? I detrattori hanno la risposta pronta, il loro ’no’ è fragoroso e tanti saluti al mito di Ferrari, l’italiano più famoso del Novecento.

Sarebbe opportuna una riflessione più pacata. Per dire, già dal 2014 la Formula Uno ha introdotto l’ibrido. Al motore termico, turbo, si affiancano propulsori elettrici. Certo le costosissime power unit da Gp non possono essere installate sulla Panda: ma una ricaduta tecnologica c’è stata, il boom delle macchine ibride viene anche da lì, almeno per il ruolo giocato sul mercato da Mercedes, Honda e Renault, costruttori che fanno parte del Circo a quattro ruote.

Dal 2026, poi, la F1 userà solo bio carburanti. Un’innovazione che ha avvicinato Audi ai Gran Premi, mentre General Motors ha manifestato l’interesse per realizzare motori da monoposto. Indizi. Forse Enzo Ferrari non aveva interamente torto…

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