di Claudia Marin Governo e maggioranza sull’orlo di una crisi di nervi sul Mes. Il sentiero stretto del ricorso alle risorse del Recovery Fund (che arriveranno comunque in ritardo) riporta in primo piano la possibilità di utilizzare in via immediata quelle del Fondo salva-Stati. Ma nell’ennesimo summit a Palazzo Chigi coi capi delegazione e il ministro dell’Economia, il premier Giuseppe Conte non riesce a trovare una mediazione. Luigi Di Maio è fermo: "Ne abbiamo...

di Claudia Marin

Governo e maggioranza sull’orlo di una crisi di nervi sul Mes. Il sentiero stretto del ricorso alle risorse del Recovery Fund (che arriveranno comunque in ritardo) riporta in primo piano la possibilità di utilizzare in via immediata quelle del Fondo salva-Stati. Ma nell’ennesimo summit a Palazzo Chigi coi capi delegazione e il ministro dell’Economia, il premier Giuseppe Conte non riesce a trovare una mediazione. Luigi Di Maio è fermo: "Ne abbiamo già discusso, la nostra posizione non cambia". Parole che vengono rispedite al mittente da Dario Franceschini (Pd) e Teresa Bellanova (Italia Viva) in uno scontro che fonti beninformate descrivono teso e duro.

Un braccio di ferro che trova eco anche fuori dalle stanze della Presidenza. "Il Pd – avvisa senza mezzi termini il vice di Nicola Zingaretti, Andrea Orlando – continua a dire che lo strumento del Mes va assolutamente preso in considerazione e utilizzato. Sono risorse che servono per costruire un servizio pubblico che recuperi pienamente la sua natura universalistica e recuperi la dimensione territoriale".

Insomma, non c’è tregua che regga. E alla fine Conte, già di suo scettico sull’uso del Mes, tenta solo di guadagnare altro tempo. Tant’è che l’estrema, fragile, mediazione della giornata consiste nell’affidare a Gualtieri l’incarico di dire sì alla riforma del Mes in discussione all’Ecofin lunedì prossimo per "evitare di far fare al governo la figura di un Orbán qualsiasi" (come accusano Forza Italia e Azione e come ripetono i dem dietro le quinte), ma col patto che il ministro si confronterà con il Parlamento e che comunque il Fondo non verrà usato dall’Italia.

La soluzione non va giù al Pd. Né ai renziani. Spiega la Bellanova: "Quelle del Mes sono risorse che servono subito, non possiamo fare finta che non sia vero". Tanto più che, a dispetto delle rassicurazioni di Conte, i soldi del Recovery tarderanno a arrivare. E non solo per i veti di Polonia e Ungheria. I ritardi sono anche italiani e riguardano la gestione futura: ai grillini non va giù la cabina di regia che il premier vuole istituire a Palazzo Chigi. Mentre da Bankitalia, Upb e Corte dei Conti arrivano avvisi a "fare presto e ad evitare ritardi, sprechi e frammentarietà degli interventi" del Next Generation Eu, ai quali peraltro è affidata la sorte di una legge di bilancio "parzialmente indefinita".