Manovra 2024, ecco chi rischia di dover pagare l’Imu-bis. Stangata sui Comuni: incubo nuove tasse

Quali sono gli effetti della manovra sugli enti locali. Tagli alla spesa, i sindaci potranno aumentare la tassa di soggiorno

Roma, 9 gennaio 2024 – Tagli alle spese e, soprattutto, il rischio di nuove tasse. Per Comuni, Province e Città Metropolitane la manovra del 2024 non è stata per niente generosa. Dall’Imu ai servizi sociali, dalla tassa di soggiorno ai minori trasferimenti dallo Stato centrale, ecco che cosa cambierà nell’anno che è appena cominciato.

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L’Imu fa il bis

Potrebbe esserci una brutta sorpresa sul fronte dell’Imu. Infatti, anche per chi ha pagato regolarmente l’imposta entro la scadenza di ottobre 2023, potrebbe esserci un supplemento di tassa da versare entro il 29 febbraio prossimo. Il rischio è strettamente legato ad un adempimento del comune: se ha comunicato entro il 30 novembre la relativa delibera aliquote e le tariffe concernenti i tributi comunali diversi dall’imposta di soggiorno, dall’addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), non ci sarà alcun problema. In caso contrario, se il Comune ha approvato la delibera fra dicembre e la scadenza ultima del 15 gennaio, il rischio è che i contribuenti possano essere chiamati a pagare la differenza fra quanto versato e quello che avrebbero dovuto versare in base alla delibera.

Una differenza che, in teoria (ma solo in teoria) potrebbe essere addirittura positiva. Per sapere se si sta correndo il rischio di dover pagare l’IMU entro la scadenza del 29 febbraio 2024 basta collegarsi alla pagina del Dipartimento delle Finanze e inserire il nome del Comune, nella pagina seguente si deve inserire l’anno 2023 e a questo punto il sistema restituisce la delibera pubblicata in pdf. In questo caso non c’è da preoccuparsi, il Comune ha fatto il suo dovere e non verrà a chiederci nulla. Viceversa, se non risultano delibere per il 2023 si potrebbe essere tra gli sfortunati che devono versare la mini-rata di febbraio, tuttavia non è detto. Per esser certi del destino della nostra IMU è bene verificare a partire dal 16 gennaio, quando scade l’ultimo termine anche per i ritardatari. La manovra di bilancio purtroppo non obbliga i Comuni che aggiornano le delibere entro gennaio a dare comunicazione ai contribuenti, quindi, sono questi ultimi a doversi attivare per avere informazioni in merito. Nella speranza che qualche amministrazione comunale invii una comunicazione agli interessati con i conteggi corretti del conguaglio dovuto, ricordiamo senza applicazione di sanzioni o interessi, è comunque bene consultare il sito internet del Comune in cui si trova l’immobile o contattare direttamente l’ufficio tributi.

Tassa di soggiorno

Tutti i Comuni che possono istituire l’imposta di soggiorno (Comuni capoluogo di provincia, Comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte, nonché le unioni di Comuni) possono incrementare fino ad un massimo di 2 euro, l’ammontare dell'imposta a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio. Anche il contributo di soggiorno in vigore presso i Comuni di Roma Capitale e Venezia può essere incrementato della stessa misura di 2 euro oltre l’attuale limite massimo che, in questi casi, è di 10 euro. Il gettito è destinato a finanziare gli interventi connessi agli eventi del Giubileo 2025. La norma contenuta in Finanziaria prevede inoltre, quale disposizione a regime, un’esplicita inclusione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti tra i servizi finanziabili con il gettito dell’imposta e del contributo di soggiorno.

I tagli alle spese

Le disposizioni stabiliscono per il quinquennio 2024-2028 un taglio di risorse a carico degli enti locali per 200 milioni annui nel caso dei Comuni e per 50 milioni annui nel caso delle Città metropolitane e delle Province appartenenti alle Regioni a statuto ordinario e alle Isole. Il taglio sarà ripartito in proporzione della spesa corrente decurtata del valore della Missione 12 (servizi sociali), sulla base dei dati di rendiconto del 2022 (o, in mancanza, dell’ultimo rendiconto approvato), “tenendo conto” delle risorse del PNRR assegnate a ciascun ente al 31 dicembre 2023. Sono esclusi dal taglio gli enti in crisi finanziaria conclamata (dissesto e predissesto) e quelli che hanno sottoscritto gli accordi per il ripiano dei disavanzi. Già a legislazione vigente è previsto un taglio di 100 milioni annui sui Comuni e di 50 milioni per le Città metropolitane e le Province (cd. “spending review informatica” per il triennio 2023-25).

Per l’annualità 2023 questo taglio è stato abolito, ora i criteri sono stati sostanzialmente uniformati a quelli descritti per l’intervento disposto con la legge di bilancio. Resta il fatto che, nel complesso, la riduzione di risorse a carico dei Comuni che si prospetta nel quinquennio 2024-2028 ammonta a 1,2 miliardi di euro. Soldi che potrebbero spingere gli enti locali o ad aumentare le imposte comunali (nei limiti delle loro competenze) o a ridurre i servizi offerti ai cittadini.

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