Giovedì 18 Aprile 2024

Riciclare i tessuti. A Rho l’impianto più grande del Nord Italia

HA RICHIESTO UN INVESTIMENTO di otto milioni di euro e, a pieno regime, potrà trattare fino a ventimila tonnellate di...

Riciclare i tessuti. A Rho l’impianto più grande  del Nord Italia

Riciclare i tessuti. A Rho l’impianto più grande del Nord Italia

HA RICHIESTO UN INVESTIMENTO di otto milioni di euro e, a pieno regime, potrà trattare fino a ventimila tonnellate di rifiuti tessili all’anno e dare lavoro ad almeno 40 persone: è il ‘Textile Hub’ della cooperativa sociale ‘Vesti solidale Onlus’, presieduta da Matteo Lovatti (nella foto sopra, il secondo da sinistra) e inaugurato nelle scorse settimane a Rho, nel Milanese. Salutato dagli addetti ai lavori come il più grande impianto di riciclo tessile del Nord Italia, si estende su una superficie di dodicimila metri quadrati (di cui cinquemila coperti, dedicati all’igienizzazione e alla selezione dei capi). L’iniziativa, pensata per valorizzare l’economia circolare e generare un impatto positivo sul territorio, sia dal punto di vista ambientale che sociale, punta a creare la prima filiera interamente cooperativa del comparto tessile nel nostro Paese.

Fondata nel 1998 a Cinisello Balsamo, in provincia di Milano, Vesti solidale è una cooperativa sociale del consorzio ‘Farsi prossimo’, un sistema di tredici cooperative promosso da Caritas Ambrosiana. La struttura di Rho è stata realizzata grazie al contributo di Confcooperative-Fondo sviluppo, Cooperazione finanza impresa, Intesa SanPaolo (attraverso il programma ‘Formula’, in collaborazione con Cesvi), Invitalia, Fondazione Peppino Vismara e Fondazione social venture ‘Giordano Dell’Amore’. In particolare, Invitalia (Agenzia nazionale per lo sviluppo, di proprietà del ministero dell’Economia) ha finanziato, attraverso il bando denominato ‘Italia economia sociale’, la realizzazione dell’hub con un contributo pari a 3 milioni di euro. Il 70% dell’importo è stato erogato con tasso agevolato, il restante 30% a tasso di mercato. L’agenzia del Ministero ha ritenuto, infatti, che il progetto di Vesti Solidale Onlus consegua due importanti obiettivi: l’incremento occupazionale di lavoratori svantaggiati e l’inclusione sociale di persone vulnerabili. Oltre ad aver supportato finanziariamente l’iniziativa, Invitalia ha contribuito alla redazione del business plan e ha accompagnato la cooperativa nel percorso di realizzazione dell’hub. Tornando al maxi-impianto di Rho – che è munito di pannelli fotovoltaici, per ridurne ulteriormente l’impatto ambientale - la struttura gestirà la fase finale del ciclo di vita di indumenti usati e prodotti tessili post-consumo, quali abiti, scarpe e borse raccolti negli appositi cassonetti. Parliamo, in particolare, dei cassonetti gialli che portano i marchi di Caritas e della rete Riuse (Raccolta indumenti usati solidale e etica), distribuiti nei territori delle diocesi di Milano, Brescia e Bergamo. Ma ci saranno anche capi provenienti da aziende d’abbigliamento, ad esempio i prodotti fallati, resi, o rimasti invenduti. Saranno smaltiti, inoltre, i prodotti tessili cosiddetti ‘pre-consumo’, ossia filati e tessuti da scarti di lavorazione (cascami).

Nella fase di riciclo vero e proprio, i tessili saranno selezionati per fibra, qualità e colore e si elimineranno le parti non riciclabili come bottoni, cerniere, elementi in plastica o di altra natura, in grado di compromettere la successiva fase di riconversione. I capi in condizioni migliori saranno destinati, dopo l’igienizzazione, alla rete di negozi ‘Share’, presenti in Lombardia e Piemonte, che vendono abbigliamento ‘second-hand’ (di seconda mano). Il riuso e il riciclo dei rifiuti sono soluzioni ormai indispensabili per limitare il consumo indiscriminato di risorse e ridurre l’impatto sul pianeta di un settore, quello della produzione tessile, che è tuttora ritenuto uno dei più inquinanti del pianeta. Per il solo 2023, grazie al recupero di 6.151 tonnellate di indumenti, l’impegno di Vesti solidale ha permesso di risparmiare 29mila tonnellate di anidride carbonica, l’equivalente dell’emissione prodotta da 3.625 voli Milano-Napoli o dai motori di 13.467 automobili. Per migliorare l’efficienza e contenere al massimo l’impatto dell’attività di raccolta dei rifiuti tessili, i 936 cassonetti gestiti dalla Onlus sono dotati di ‘sensori di riempimento’ (sensori che, grazie alla tecnologia ottica e ad algoritmi avanzati, riducono il consumo energetico e aumentano l’accuratezza delle misurazioni). Nell’ultimo anno, inoltre, grazie al recupero del 100% degli abiti usati, Vesti solidale ha sottratto questi materiali all’inceneritore o alla discarica come frazione indifferenziata, permettendo alla collettività di risparmiare 1,5 milioni di euro per il loro smaltimento. Al recupero delle ‘cose’ si affianca quello delle persone, alle quali si offre un’opportunità di lavoro preziosa e si restituisce dignità: Vesti solidale conta attualmente 145 dipendenti, di cui 17 assunti solo nell’ultimo anno (11 con svantaggio).

Il totale dei dipendenti con svariate fragilità è del 74,5%: ci sono giovani con disabilità fisiche, donne vittime di tratta e prostituzione, over 50 rimasti senza occupazione e ragazzi e ragazze con storie familiari difficili, strappati alle dipendenze o alla strada. Nella mission di Vesti solidale è infatti prioritaria la convinzione che il lavoro sia lo strumento fondamentale con cui ciascuno possa ridare dignità, libertà e autonomia alla propria vita e mettere le proprie capacità al servizio della comunità. È la cosiddetta “pedagogia dei fatti“, fortemente sostenuta dal cardinale Carlo Maria Martini (deceduto nel 2012) e fatta propria dalla Caritas Ambrosiana: gesti concreti e autentici per sostenere i poveri e cambiare realmente la società.

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