Quando la lana si reinventa: il filato evergreen conquista lo sport

"QUELLO CHE MI DISPIACE è che non sia qui a toccare con mano i tessuti", dice Alessandro Barberis Canonico (in...

Quando la lana  si reinventa: il filato evergreen conquista lo sport

Quando la lana si reinventa: il filato evergreen conquista lo sport

"QUELLO CHE MI DISPIACE è che non sia qui a toccare con mano i tessuti", dice Alessandro Barberis Canonico (in foto il primo a sinistra, al centro la cugina Lucia Bianchi che si occupa della Sostenibilità e il cugino Francesco Barberis Canonico che seguo lo Sviluppo), amministratore delegato dell’azienda di famiglia, Vitale Barberis Canonico, il più longevo lanificio d’Italia. Barberis Canonico nel mondo è sinonimo di tessuti di lusso made in Italy. Per questo Alessandro Barberis Canonico, oggi alla guida dell’azienda, assieme ai cugini, Francesco, direttore creativo e Lucia, responsabile della sostenibilità, vorrebbe far toccare a tutti i propri tessuti, perché in ognuno di loro c’è la storia delle 13 generazioni precedenti, ma anche di tutti i lavoratori e le lavoratrici – oggi più di 400 - che ogni giorno da più di 3 secoli, come dice lui "danno acqua alle macchine. Si diceva così, qui nella nostra valle, a 30 chilometri da Biella, perché era l’acqua dei fiumi che letteralmente azionava le macchine che filavano". La passione del padre, Luciano e del nonno, Vitale si respirano ancora. "Mi ricordo che venivo in fabbrica quando ero un bambino con mio padre, il sabato e la domenica, e questa passione è quella che vorrei passasse ai giovani", dice. Con un fatturato di 166 milioni di euro al dicembre 2023 e quasi 8 milioni di metri di tessuto prodotti ogni anno, capaci di coprire la distanza lineare fra Roma e San Paolo in Brasile, Vitale Barberis Canonico rappresenta il meglio del made in Italy nel mondo.

"Esportiamo l’84% della produzione, in oltre 90 paesi, è bello lavorare in un settore nel quale i clienti chiedono di poter utilizzare materie prima di qualità naturali in molti più usi rispetto al passato", spiega Alessandro Barberis Canonico. È proprio questa la sintesi del passaggio dalla storia al futuro. Un tempo l’azienda produceva tessuti classici per confezionare abiti da cerimonia e rappresentava il meglio al mondo nella sartoria maschile, oggi produce più linee di tessuto per vestire l’uomo in ogni momento della giornata. "Ci sono tessuti vintage, altri più tecnici, legati allo sport, per esempio al golf, ma sempre con materie prime naturali e di qualità, e altri per gli usi più diversi della vita", spiega Barberis Canonico. La filiera è verticale e integrata, per questo la famiglia acquista la migliore lana al mondo. La lana è il materiale fondamentale dell’abbigliamento classico, soprattutto di quello maschile. L’eleganza del tessuto nasce soprattutto dalla qualità della materia prima che Vitale Barberis Canonico seleziona all’origine. Dai pascoli australiani e neozelandesi arriva in Italia la finissima lana Merino, dalla Cina il Cashmere e dal Sudafrica il Mohair. Queste materie prime provengono da animali di cui si conosce la storia e che vivono protetti e al pascolo liberi, una volta arrivate in azienda sono pronte ad essere filate e, infine, tessute. Vitale Barberis Canonico è uno dei maggiori compratori di lana Merino e possiede due fattorie in Australia. Le fibre di Merino australiano danno al tessuto una performance unica.

La lana Merino è estremamente fine, bianca e soffice ed è sempre stata richiesta per tessuti fini e filati preziosi. I coltivatori australiani sono considerati i migliori nella classificazione dei velli, essendo capaci di garantire un vello pulito da parti meno nobili. L’Extrafine, la varietà di lana Merino più premiata, è indicata per la produzione di oggetti di lusso e livello alto. "Il mohair – dice Alessandro Barberis Canonico – ha una mano leggera, molto bella, quasi tecnica e si presta ad utilizzi straordinari". Il cashmere viene da capre cresciute principalmente in Asia Centrale e tradizionalmente il pelo protettivo dell’animale è stato importato dal Tibet e dal Pungiab alla regione Cashmere. Nella selezione delle materie prime Vitale Barberis Canonico cerca le fibre con il minor numero di pelo grezzo e seleziona il cosiddetto cashmere bianco per bianco, che può essere usato anche per tessuti dai colori più leggeri. Il cashmere con le migliori lunghezza e finezza si trova solo in Cina. Quindi Vitale Barberis Canonico sceglie la migliore materia prima per la sua collezione nella regione dell’Alashan. "Per noi gli allevatori non sono dei semplici fornitori, ma rappresentano il punto iniziale da cui tutto ha origine", spiega l’amministratore delegato del Lanificio Vitale Barberis Canonico, che ha creato due iniziative volte a rafforzare il legame d’amicizia con gli allevatori australiani: il Wool Excellence Award e il Wool Excellence Club, un premio e un club di eccellenza. L’attenzione alla qualità, alla sostenibilità di tutta la filiera, così come la tensione all’innovazione tecnologica fa di questa realtà tessile il punto di riferimento mondiale per l’eccellenza. Non c’è brand del lusso al mondo che non utilizzi i tessuti Barberis Canonico.

"Siamo molto attenti a tutto ciò che è sostenibilità, aiutati dal fatto che i tessuti di lusso di per sé sono longevi, che le materie prime per noi sono fondamentali e quindi ci teniamo particolarmente che i produttori e gli animali stiano bene e vivano bene. L’87% della lana finisce dentro i tessuti per la moda maschile, il resto va nei filati per la maglieria. L’energia che utilizziamo nei nostri due stabilimenti deriva tutta fonti rinnovabili e abbiamo un impianto di depurazione molto all’avanguardia", spiega Alessandro Barberis Canonico. Grandissima attenzione c’è anche sulla responsabilità sociale. Lavorano in azienda più donne che uomini, "perché sono proprio le donne con la loro sensibilità e acutezza ad essere le migliori in questo settore". Un settore, il tessile, che non solo ha lunga vita, ma che guarda ai giovani "lo facciamo con borse di studio per i più meritevoli, ma anche aiutando i figli dei dipendenti e delle dipendenti, mettendo a disposizione 30 stage ogni anno e aiutando i gli studenti a fare tesi su di noi".

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