L’Italia rischia di pagare il conto della guerra dei cereali

NEL MARE IN TEMPESTA dell’agricoltura italiana con i trattori diventati la divisione corazzata delle imprese che hanno sollevato il coperchio...

L’Italia rischia di pagare il conto della guerra dei cereali
L’Italia rischia di pagare il conto della guerra dei cereali

NEL MARE IN TEMPESTA dell’agricoltura italiana con i trattori diventati la divisione corazzata delle imprese che hanno sollevato il coperchio delle anomalie di matrice soprattutto europea, il grande mercato dei cereali gioca un ruolo fondamentale. Il Made in Italy da tempo vive un forte disagio, agricoltori, imprese agricole, colossi cooperativi chiedono di rimescolare le carte mettendo ordine anche e soprattutto nelle importazioni dall’estero che, così come il mercato le recepisce oggi, mettono in ginocchio il settore cerealicolo italiano. I problemi e la necessità di una svolta covavano sotto la cenere da tempo e i conflitti che oggi incendiano l’Ucraina e il Medio Oriente fino alle acque agitate e diventate pericolose del Mar Rosso fanno da moltiplicatore. E il tappo è saltato.

Alberto Stefanati, ferrarese doc, fisico asciutto da atleta del lavoro e temperamento altamente operativo, è presidente di Capa Cologna (Ferrara), uno dei colossi cooperativi più importanti e solidi del Nord Italia (1300 soci) con oltre 50 anni di storia alle spalle che si occupa di raccolta e stoccaggio dei cereali in Emilia Romagna.

"Dentro il paniere delle proteste del mondo agricolo verso Bruxelles c’è un aspetto importante che riguarda il settore dei cereali – dice Alberto Stefanati (nella foto in basso) – e tutto ciò che è stato costruito in questi anni per tutelare il Made in Italy rischia di perdersi. Sarebbe un vero peccato e questo non dobbiamo permetterlo. È un nodo oggettivo. I nostri agricoltori non riescono a sostenere i costi e diverse aziende rischiano di non riuscire ad andare avanti". Tema, questo, che il presidente ha condiviso recentemente in un incontro all’Istituto Agrario Orio Vergani di Ferrara anche con il numero uno di Coldiretti, Ettore Prandini, che già nei giorni scorsi si è speso verso Bruxelles con approccio severo ma senza eccessi. "Oggi nei mercati si gioca troppo al ribasso – spiega il presidente di Capa Cologna – invece ora è indispensabile ridare dignità all’agricoltura italiana che è sempre stata un vessillo del Paese". Una parte delle motivazioni che sono alla base della turbolenza nel Monopoli dei cereali riguarda le dinamiche internazionali. "Mentre quattro Stati membri dell’Unione europea fanno transitare il prodotto, ma rifiutano lo scarico dei cereali, il mercato italiano è dominato dalle importazioni", spiega ancora Stefanati. "Da una parte le super produzioni del Brasile e dall’altra la Turchia che da Paese importatore è diventato esportatore offrendo i porti alle navi ucraine e di Mosca. Dopo che l’invasione russa ha bloccato i principali porti del Paese sul Mar Nero, Kiev è stata costretta a deviare i propri enormi carichi attraverso percorsi terrestri. Così la quota dell’Unione europea sul totale dei prodotti agricoli provenienti dall’Ucraina nel 2023 ha raggiunto l’enorme quota del 56%. Risultato finale: in questo modo si sono create enormi distorsioni dei prezzi all’interno della Ue. E l’Italia ne soffre le conseguenze".

Le perplessità e il disagio del mondo agricolo italiano toccano anche il tema della sostenibilità che nel prodotto proveniente dall’estero non è sempre garantita. "La nostra azienda, come molte altre, punta all’innovazione e alla qualità – aggiunge Stefanati – raggiungendo ogni anno nuovo risultati sulle certificazioni. Recentemente nell’ottica di sostenibilità e filiera corta abbiamo ottenuto la certificazione del cosiddetto Residuo zero in tandem con quella di Origine Italia sul grano, mentre in quella sul granoturco No ogm". Tradotto per il consumatore di pane e pasta, cioè tutti noi, significa “Sai cosa mangi e da dove arriva”. Del resto anche il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida è sintonizzato sulle frequenze di tutela del Made in Italy. Capa Cologna ogni anno, inoltre, lavora con progetti di sostenibilità ambientale e investe sulla formazione del personale tecnico (e non solo) anche nell’ottica di agevolare gli agricoltori verso la possibilità di accesso ad aiuti e finanziamenti.

Capa Cologna ha la possibilità di investire su questi progetti e sulla ricerca grazie anche alla solidità aziendale che, tra le altre cose, poggia su un bilancio di 100 milioni di euro. La mission della qualità dei cereali è primaria, tanto che l’azienda dispone perfino di selezionatori ottici in grado di

separare i chicchi giudicati non idonei da quelli buoni. Dislocata su tre poli dell’area ferrarese, Riva del Po (sede legale e operativa), Vigarano Pieve e Libolla di Ostellato, ha una capacità di stoccaggio di 2milioni e 300mila quintali, con una copertura sul territorio di 50mila ettari tra Ferrara, Ravenna, Bologna e parte in Veneto. Capa Cologna, fondata nel 1970, sostiene le attività agricole di oltre 1.300 soci, soprattutto nell’area del Delta del Po fornendo loro anche assistenza tecnica agronomica e la fornitura di prodotti utili per la coltivazione di grano tenero, grano duro, mais, orzo, soia, risone. E pensare che nel dicembre 1970 i padri fondatori di questa impresa furono solo 11. Si guardarono in volto e dissero: "Dai ci proviamo, si parte". Da allora la locomotiva non si è più fermata.

La struttura oggi si estende su un’area di 100.000 metri quadrati, di proprietà ed è dotata di 4 impianti di essiccazione di ultima generazione, in grado di lavorare oltre 4.800 tonnellate di cereali al giorno. Inoltre è provvista di 6 magazzini e 36 silos con una capacità totale di stoccaggio di circa 123.000 tonnellate. La cooperativa annualmente ritira e gestisce svariate tonnellate di cereali, di oleaginose e di ortofrutta, con la possibilità di essere conservate tramite refrigerazione o nei magazzini per la lavorazione e il confezionamento.

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