Martedì 23 Luglio 2024

L’ascesa di Sunnei dai social media alle passerelle della Moda

Loris Messina e Simone Rizzo, fondatori di Sunnei, marchio di moda milanese, si distinguono per la freschezza e l'originalità delle loro collezioni unisex, apprezzate anche per le sfilate innovative e la forte presenza online. La marca si distingue per la sua contemporaneità e la capacità di coinvolgere una vasta community di appassionati.

L’ascesa di Sunnei dai social media alle passerelle della Moda

L’ascesa di Sunnei dai social media alle passerelle della Moda

ESPERTI E ADDETTI ai lavori ne sono convinti: in un periodo storico buio per il settore della moda e del lusso – lo dimostrano, tra l’altro, i continui cambi di direttori creativi al vertice dei grandi brand e i fatturati in caduta libera già dal 2023 – le loro collezioni sono un’autentica boccata d’aria fresca. Il francese Loris Messina e il calabrese Simone Rizzo, co-fondatori, nel 2015, di Sunnei, marchio indipendente di moda unisex con sede a Milano, sono stati definiti dalla temuta testata Vogue Runway "mercuriali e imprevedibili", con un senso dell’umorismo nerd in grado di rendere le loro sfilate "un momento di intrattenimento intelligente, in mezzo ad altre non ugualmente intelligenti". Qualcun altro li considera il marchio di moda milanese più originale dopo Prada.

Ma facciamo un passo indietro e ritorniamo agli albori del brand, impostosi immediatamente all’attenzione del pubblico per la capacità di creare un ‘urbanwear’ reale, un abbigliamento pensato davvero per la strada e non per la passerella. "Non proveniamo da un background di design, quindi affrontiamo le cose in modo più pratico, poiché alla fine dobbiamo vendere – ebbe a dire Loris Messina, all’indomani della fondazione del marchio, in un’intervista alla celebre rivista Forbes - Non adottiamo l’approccio di creare alcuni pezzi solo per la passerella e poi alcune magliette che vendono davvero".

Rizzo e Messina ebbero l’idea di fondare Sunnei su un volo di ritorno da Milano a New York, nell’autunno del 2013. Erano sorpresi che in Italia non ci fossero nuovi marchi d’abbigliamento da uomo e pensarono di crearne uno: avrebbero plasmato una collezione con quello che loro desideravano indossare e che si aspettavano avrebbe indossato la gente dai gusti affini ai loro. Messina, che aveva 25 anni, lavorava nel visual merchandising di Gucci; Rizzo, che ne aveva 24, faceva il buyer (dall’inglese, il professionista che sceglie quali vestiti comprare dalle aziende e rivendere nei negozi o nei grandi magazzini). Iniziarono dai capi di base, lavorando soprattutto sulle idee e, contemporaneamente, curando il contorno, dalla fotografia alla comunicazione. "Il primo capo – hanno poi raccontato - è stato un top bianco in chambray (un tessuto azzurro simile al jeans), al quale abbiamo dato la forma di una t-shirt: fin dall’inizio abbiamo sperimentato a partire da concetti estremamente semplici". L’esordio, avvenuto esclusivamente sul social network Instagram, è stato fulminante: in soli due anni, il marchio è riuscito a generare oltre 500.000 dollari di vendite annuali. "Inizialmente non spendevamo soldi in marketing – hanno ancora dichiarato – e ci siamo impegnati a coinvolgere la nostra community globale attraverso i social network. Poiché il marketing digitale è ciò in cui siamo entrambi specializzati, siamo riusciti a elaborare una strategia che parlasse sia ai consumatori che ai buyer e agli addetti ai lavori. Molti dei nostri clienti sono creativi: persone del mondo dell’arte, architetti, dj, giornalisti, designer. La Corea del Sud è stato il primo mercato a notarci quando abbiamo lanciato il marchio: probabilmente, perché i sudcoreani vanno pazzi per i social media e, all’epoca, erano tra i più smaliziati sugli acquisti tramite piattaforme e-commerce. Ancora oggi quasi tutti coloro che acquistano il nostro prodotto dicono di averci trovato tramite Instagram".

L’ultima sfilata di Sunnei, tenutasi alla Settimana della Moda di Milano lo scorso febbraio, è risultata fra le più apprezzate e divertenti, poiché è stato messi in scena, a mo’ di colonna sonora, il flusso dei pensieri che passa per la testa dei modelli durante il rapido passaggio sulla passerella. Da "Cos’è che devo comprare? Latte, yogurt greco, quello sicuro, mirtilli, coca-cola, protezione solare 50, snack", a "Il mondo brucia e noi pensiamo alla moda? Queste persone sono così superficiali, non ce la faccio più a fare questo lavoro", fino a "Guarda la bionda in seconda fila, pensa che la sua recensione cambierà il mondo". Una riflessione dissacrante sul mondo della moda, come lo era stata, ad esempio, quella per la collezione autunno-inverno 2022-2023: le modelle e i modelli non camminavano sulla passerella, ma scendevano da un taxi e correvano per salire su un altro, mimando la frenesia della Fashion week milanese, ma anche della vita quotidiana di tutti noi (e dimostrando, allo stesso tempo, la comodità e versatilità dei loro abiti).

Già, gli abiti: Sunnei funziona non solo perché progetta sfilate ‘intelligenti’, ma perché è uno dei pochi marchi italiani realmente ‘contemporanei’: lo è per il modo in cui ha preso vita ed è cresciuto, per come si vende e si racconta online, per la capacità di creare attorno a sé una ’community’ di persone che si identifica con la sua visione del mondo e, ovviamente, per i vestiti, riconoscibili e spesso pensati per essere indossati sia dagli uomini che dalle donne. Fra le trovate più recenti e originali del brand c’è la collaborazione con Camper, nota azienda spagnola, specializzata nella produzione di sneaker: il modello Forone non conosce né destra né sinistra, poiché può essere indossato indifferentemente in entrambi i piedi. Ancora una volta, una dimostrazione di libertà, la volontà di scardinare ogni pregiudizio.