Venerdì 21 Giugno 2024

Da problema a opportunità. HBI dà valore ai fanghi di depurazione

RICAVARE energia, acqua e fertilizzanti dai fanghi di depurazione, il tutto a costo energetico nullo e riducendo così i rischi...

Da problema a opportunità. HBI dà valore ai fanghi di depurazione

Da problema a opportunità. HBI dà valore ai fanghi di depurazione

RICAVARE energia, acqua e fertilizzanti dai fanghi di depurazione, il tutto a costo energetico nullo e riducendo così i rischi di approvvigionamento dei fertilizzanti, che arrivano per la gran parte da paesi extra EU, come la Russia. HBI – una startup basata tra Bolzano e Zero Branco (Treviso) – ha ideato, brevettato, progettato e posto in opera una tecnologia e un impianto in grado di recuperare importanti materiali ad alto valore aggiunto, nobilitando il ciclo idrico e rendendo un comune depuratore una bioraffineria poligenerativa sostenibile. Di fatto, il progetto realizzato da HBI trasforma i fanghi da problema a opportunità, considerandoli una nuova miniera urbana strategica. Un progetto di economia circolare che permette la chiusura del ciclo idrico integrato, portando innovazione green, sostenibile ed economicamente vantaggiosa in un settore di grande rilevanza industriale e sociale. Nel mondo si producono 200 milioni di tonnellate all’anno di fanghi di depurazione, di cui 50 in Europa, con trend in costante aumento di produzione di questi scarti. Nel 2020, in Italia si sono prodotte circa 3,4 milioni di tonnellate di fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue urbane, con una crescita del 10% negli ultimi anni (dati Ispra 2020); di questi, più del 50% sono stati avviati a smaltimento, con costi per la collettività e tecniche quali l’essiccazione e l’incenerimento (metodi energivori e ormai superabili dalle attuali tecnologie). Ad oggi i fanghi di depurazione sono per lo più smaltiti in discarica o negli inceneritori. Altre modalità di smaltimento, quali lo spargimento in agricoltura, rappresentano alternative sempre meno sostenibili a causa dei rischi connessi alla diffusione di sostanze chimiche inquinanti ed agenti patogeni.

HBI è nata come startup innovativa ad ottobre 2016, dall’idea di Daniele Basso (nella foto a destra), ingegnere e ricercatore, di individuare una soluzione circolare e sostenibile per il recupero dei fanghi di depurazione. "Il paradigma industriale sottostante alla tecnologia brevettata da HBI – spiega Daniele Basso – è quello di trattare i fanghi di depurazione in modo efficiente valorizzandone i tre elementi di valore in essi contenuti: l’acqua, l’energia rinnovabile e le materie prime critiche, intese come nutrienti per l’agricoltura". Entro il 2025, aggiunge Basso, entreranno in funzione in Italia almeno due nuove installazioni e quest’anno faranno la loro comparsa in HBI investitori istituzionali (per ora massimo riserbo sul nome) che con ogni probabilità renderanno possibile anche un eventuale sbarco all’estero dell’attività. Attualmente, HBI sta lavorando su alcuni progetti che prevedono la realizzazione di impianti con capacità di trattamento a partire da 10.000 tonnellate all’anno, quindi in grado di servire circa città da 100.000 abitanti in su. Un primo impianto dimostrativo (con all’attivo più di 8.000 ore di funzionamento), perfettamente funzionante, è stato installato a giugno 2021 presso il depuratore di Bolzano e successivamente spostato a Fusina, presso il sito GPLab della società Veritas a Venezia.

La tecnologia HBI ha dimostrato, in sede di applicazione pratica oltre che in sede teorica, la capacità di: recuperare oltre il 90% la massa dei fanghi e quindi di ridurre a meno del 10% il rifiuto finale da portare a smaltimento; essere neutrale dal punto di vista energetico, perché l’impianto utilizza la stessa energia recuperata; recuperare l’acqua in essi contenuta; essere odour-free (con certificazione specifica); estrarre materie critiche quali i fertilizzanti. Tutte performance certificate nel 2022 a livello europeo dall’Environmental Technology Verification – ETV, rilasciato da Rina, a testimonianza che la soluzione di HBI è la migliore e la più completa oggi disponibile sul mercato. Il processo e la tecnologia HBI sono in grado di separare i soli elementi fertilizzanti, depurando e recuperando dal fango tutti gli altri componenti prima dell’utilizzo in agricoltura. Ciò permette di ottimizzare l’utilizzo dei nutrienti (come fosforo e azoto) in agricoltura, evitando di diffondere metalli pesanti e altre molecole pericolose per l’ambiente e per l’uomo, come avviene oggi con lo spargimento diretto dei fanghi tal quali.

Un effetto indotto dei risultati diretti della tecnologia HBI, altrettanto importante sotto il profilo ambientale e climatico, è quello di essere in grado di ridurre l’importazione, e quindi la dipendenza da paesi extra Ue, di imponenti quantità di fertilizzanti, circolarizzando i fertilizzanti all’interno dell’Europa, rendendola così strategicamente più resiliente ai futuri scenari geo-politici. Un’ulteriore caratteristica distintiva della tecnologia è che l’impianto poli-generativo ha dimensioni compatte e quindi può essere aggiunto in modalità` plug-and-play ad impianti già` esistenti sui territori, come la rete dei depuratori comunali, con estrema facilità, permettendo loro di diventare impianti sostanzialmente zero-waste. Il processo di trattamento dei fanghi di depurazione sviluppato da HBI consente di superare i limiti delle metodiche di trattamento tradizionali che prevedono l’essicazione (un processo energivoro che disperde acqua, non recupera materie e dipende dalla fornitura di gas), il successivo incenerimento o il conferimento finale in discarica della massa residua, tutte pratiche non circolari né sostenibili nel medio-lungo periodo. Si tratta infatti di metodiche di trattamento attualmente in uso in Italia che hanno tutte delle evidenti criticità dal punto di vista ambientale e dell’economia circolare che la tecnologia HBI supera e risolve.