"È evidente che se continua questa situazione, senza peraltro un flusso efficace di comunicazione da parte del governo e delle Regioni, o scattano meccanismi di aiuti robusti alle vittime economiche della pandemia o ci sarà solo da aspettarsi l’esplosione della rabbia sociale". È secco e lineare il giudizio di Massimo Cacciari. E non è certo frutto della guerriglia urbana andata in scena l’altra notte a Napoli. Sono mesi che il filosofo veneziano denuncia quello che cova sotto la cenere: "Non esiste solo il Coronavirus. Esistono decine di altre cause di morte, compresa la fame. Dunque, o ci sono gli...

"È evidente che se continua questa situazione, senza peraltro un flusso efficace di comunicazione da parte del governo e delle Regioni, o scattano meccanismi di aiuti robusti alle vittime economiche della pandemia o ci sarà solo da aspettarsi l’esplosione della rabbia sociale". È secco e lineare il giudizio di Massimo Cacciari. E non è certo frutto della guerriglia urbana andata in scena l’altra notte a Napoli. Sono mesi che il filosofo veneziano denuncia quello che cova sotto la cenere: "Non esiste solo il Coronavirus. Esistono decine di altre cause di morte, compresa la fame. Dunque, o ci sono gli aiuti o mi pare inevitabile che la rabbia esploda".

E, d’altra parte, il giorno dopo i "fatti di Napoli", torna attuale e diventa concreto l’allarme per possibili rivolte legate al profondo disagio sociale per lockdown e chiusure di attività, ma anche per le possibili infiltrazioni della criminalità organizzata, lanciato a luglio del ministro Lamorgese. Ma l’ordine pubblico sconvolto da gruppi di teppisti organizzati è, secondo gli addetti ai lavori del Viminale e dell’intelligence, quello che meno preoccupa: la condanna unanime della violenza e la repressione possono essere sufficienti a contenere il fenomeno.

Il bollettino Covid del 25 ottobre

Molto più preoccupante la rabbia, la paura e il terrore di perdere tutto che si sta sempre più diffondendo in larghissimi strati del lavoro autonomo, delle piccole imprese, delle professioni, delle partite Iva, di quel ceto medio imprenditore o professionale che non può contare né sullo stipendio né sulla cassa integrazione. Con le nuove restrizioni si rischia di vedere 110 mila attività abbassare definitivamente le serrande, è l’allarme dei vertici di Confesercenti, con la riduzione della spesa delle famiglie nel 2020 che potrebbe raggiungere i 95,8 miliardi. Mentre dalla Fipe Confcommercio, in vista della chiusura alle 18 di bar e ristoranti, avvisano: "O arrivano interventi immediati, o la ristorazione è morta". In bilico 250mila famiglie, oltre 2 milioni di lavoratori. Un nuovo lockdown, incalzano dalla Cgia di Mestre, "sarebbe il colpo del definitivo ko". Da qui l’accelerazione del governo, sotto il pressing delle Regioni, per il varo, insieme con il Dpcm delle chiusure, anche di un decreto legge (in origine chiamato Novembre) che contenga ristori e indennizzi per le categorie colpite.

Dunque, un provvedimento che non riguardi solo la proroga della cassa integrazione e del blocco dei licenziamenti, ma anche contributi diretti e immediati a fondo perduto per il lavoro autonomo in crisi, con riferimento alle perdite e al fatturato venuto meno. L’obiettivo è innanzitutto quello di disinnescare o contenere la rabbia. "Stiamo definendo modalità rapide per offrire ristoro agli operatori economici in difficoltà", assicura Giuseppe Conte. E dal presidente della Cna Vaccarino, arriva un monito sui ristori: se autonomi, artigiani e professionisti "dovessero essere costretti a sospendere di nuovo la propria attività possano ottenere, questa volta, un ristoro veramente equo".