Emergenza ’talent scarcity’. Sei milioni in meno nel 2050

SCATTA l’allarme ‘talent scarcity’. Per ragioni demografiche, in Italia la popolazione in età lavorativa è in costante diminuzione e di...

Emergenza ’talent scarcity’. Sei milioni in meno nel 2050
Emergenza ’talent scarcity’. Sei milioni in meno nel 2050

SCATTA l’allarme ‘talent scarcity’. Per ragioni demografiche, in Italia la popolazione in età lavorativa è in costante diminuzione e di questo passo si stima scenderà di quasi 6 milioni entro il 2050. Mentre cala la platea di potenziali lavoratori a causa dell’invecchiamento e della crisi di natalità, le imprese richiedono profili con competenze difficili da reperire e aumenta il tasso di posti di lavoro vacanti. La scarsità di talenti rappresenta un’emergenza da affrontare per la nostra economia, spiega ‘Understanding Talent Scarcity’, il rapporto con cui Randstad ha analizzato la situazione economica in 15 nazioni industrializzate (tra cui l’ltalia) evidenziando i dieci trend in atto per comprendere e contrastare questo fenomeno globale.

Una sfida per tutti i paesi analizzati, conseguenza degli effetti demografici (la percentuale della popolazione mondiale over 60 passerà dal 12% del 2015 al 22% del 2050) e di diversi altri fattori, tra cui un rallentamento delle migrazioni che negli ultimi tre anni ha limitato il movimento di risorse qualificate e reso il mercato del lavoro globale meno efficiente. Tra i dieci trend della talent scarcity spiccano l’invecchiamento della forza lavoro e il calo della popolazione in età lavorativa. Inoltre la bassa disoccupazione, che è ai livelli minimi degli ultimi 20 anni in molti paesi Ocse, determina un aumento del tasso di posti vacanti, con la domanda di competenze tecniche ed emergenti che supera l’offerta e provoca difficoltà nel reclutamento.

Per contrastare il fenomeno talent scarcity – spiega l’indagine – è necessario incoraggiare lavoratori anziani a rimanere attivi, gestire politiche migratorie per attrarre talenti qualificati, aumentare l’adozione della tecnologia per incrementare produttività ed efficienza, sfruttare le opportunità degli ‘hub globali dei talenti’, cioè quelle aree anche lontane che forniscono risorse qualificate operanti da remoto.

In Italia, i tre settori che risentiranno di più dell’invecchiamento della popolazione sono le attività professionali, scientifiche e tecniche, l’industria e l’accomodation & food, quelli con il più alto incremento occupazionale nell’ultimo decennio. Uno scenario, quello settoriale, molto diverso da paese a paese: negli Stati Uniti, per esempio, i maggiori aumenti di richieste si sono registrati nei servizi alle imprese, nella sanità e nell’Ict. L’intelligenza artificiale rappresenta insieme un’opportunità e un rischio: l’automazione e le tecnologie più innovative stanno avendo un impatto sul mercato del lavoro, ma questo non viene avvertito allo stesso modo in tutti i paesi e settori. In Italia il 14% dei posti di lavoro attuali è ad alto rischio di automazione, mentre il 32% subirà cambiamenti significativi, sia nelle funzioni svolte che nelle competenze richieste.

"Oggi la talent scarcity è già una realtà nel mercato del lavoro italiano – spiega Marco Ceresa (nella foto), Group ceo di Randstad – Ma le prospettive indicano un peggioramento che nei prossimi anni potrebbe mettere a dura prova la capacità di fornire un numero sufficiente di lavoratori per soddisfare le richieste delle imprese. Stiamo assistendo a un ulteriore invecchiamento della forza lavoro, un aumento dei pensionamenti e un declino di alcune attività: una situazione che richiede investimenti in formazione, efficienza, politiche industriali, ma anche mobilità di candidati, anche dall’estero, per coprire i posti vacanti".

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