Lavoratori impatriati, arriva la stretta sulle agevolazioni fiscali. Ecco cosa cambierà nel 2024

Le misure riservate per i lavoratori che trasferiranno la loro residenza in Italia cambieranno drasticamente a partire dall’anno nuovo. Tutte le novità

Lavoratori impatriati: attesa la stretta nel 2024 (iStock Photo)
Lavoratori impatriati: attesa la stretta nel 2024 (iStock Photo)

Roma, 12 dicembre 2023 – Il governo guidato da Giorgia Meloni ha deciso di procedere con una stretta nel 2024 sulle agevolazioni fiscali che fin qui sono state riservate ai lavoratori impatriati, ovvero coloro che trasferiscono la loro residenza in Italia. Così come previsto dall’art. 16 comma 1, D.lgs. n.147/2015, questa tipologia di lavoratori ha potuto fin qui sfruttare un regime di tassazione agevolata temporaneo che ha consentito loro di far confluire il reddito di lavoro dipendente o di lavoro autonomo prodotto in Italia - nell’anno in cui avviene il trasferimento in Italia e nei successivi 4 - nel reddito complessivo limitatamente al 30 per cento dell’ammontare o al 10 per cento se la residenza veniva presa in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia.

Per loro i requisiti da rispettare erano non aver avuto la residenza in Italia nei due periodi d’imposta precedenti e aver svolto la propria attività principalmente all’estero. Con l’intervento governativo, invece, dal 2024 cambierà tutto, con i lavoratori impatriati che potrebbero non godere più di nessun sgravio fiscale o, comunque, sfruttarlo per periodi di tempo ben più limitati. A ridursi, nel 2024, sarà anche la platea di beneficiari.

Lavoratori impatriati, cosa cambia nel 2024

In base alle premesse date, entriamo più nel dettaglio del nuovo regime fiscale dei lavoratori impatriati previsto in partenza dal 2024. Iniziamo subito col dire che per chi, lavoratore dipendente o autonomo, dovesse trasferire la propria residenza in Italia a partire dal 1° gennaio 2024, è previsto un nuovo e più stringente regime fiscale agevolato. Vengono infatti imposti nuovi limiti temporali e previste delle agevolazioni meno vantaggiose:

- la durata massima sarà di 5 anni; - la riduzione della tassazione sarà del 50 per cento; - il reddito prodotto potrà essere agevolato solo se non sarà superiore a 600mila euro.

Le differenze rispetto all’attuale disciplina di agevolazione per i lavoratori impatriati sono nette. Anzitutto viene abbassato lo sconto, che fin qui è stato al 70 per cento dell’imponibile Irpef, che saliva al 90 per cento se la nuova residenza era nel Sud d’Italia, e viene ridotto il tempo di concessione del beneficio, che è fissato a 5 anni. Su quest’ultimo aspetto si ricorda che, in passato, ai primi 5 anni previsti dalla legge potevano seguirne altri 5 in cui l’agevolazione scendeva al 50 per cento. Tale opzione era attivabile se nei primi 5 anni di residenza in Italia il lavoratore impatriato aveva acquistato una casa o aveva avuto uno o più figli.

I requisiti per l’agevolazione dal 2024

A partire dal 2024 è previsto anche un cambio dei requisiti richiesti ai lavoratori impatriati per poter sfruttare il regime agevolato. Più nello specifico, a poter sfruttare lo sgravio fiscale saranno soltanto i lavoratori che vanteranno elevata qualificazione o specializzazione, con l’esclusione degli sportivi professionisti. A questi soggetti, inoltre, sarà richiesto di non aver avuto residenza in Italia nei 3 periodi d’imposta precedenti al conseguimento della residenza. Infine, nel momento in cui i lavoratori dovessero riuscire ad avere accesso all’agevolazione fiscale riservata agli rimpatriati, sarà necessario che gli stessi mantengano la residenza fiscale in Italia per i 5 anni successivi. Se così non dovesse essere, saranno chiamati a restituire tutte le agevolazioni ottenute, con l’aggiunta degli interessi.

I motivi del nuovo regime fiscale agevolato

A spingere il governo verso questo radicale cambiamento è stato il fatto che la misura fin qui adottata è costata molto alle casse dello Stato. Stando al Rapporto sulle spese fiscali relativo al 2022, l’agevolazione per i lavoratori impatriati ha interessato circa 15mila persone i quali hanno beneficiato di mancate tasse per un totale di 45mila euro. L’intera pratica sarebbe costata all’Italia circa 674 milioni di euro.

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