Conosce l’azienda come le sue tasche, o quasi. Il presidente Michele Stangarone (nella foto in alto) ha iniziato la sua carriera proprio al Nuovo Pignone di Firenze, dove è entrato nel 1985 come ingegnere delle turbomacchine. Dal primo aprile 2018 è alla guida dell’azienda.

Presidente, aumentano le commesse per Baker Hughes, ma il 2020 non è iniziato nel migliore dei modi. Il coronavirus sta creando problemi anche a voi?

«Il 2019 è stato un anno positivo per Baker Hughes, e in particolare per la divisione Turbomachinery process solutions che a Firenze ha il proprio headquarter globale. Gli ordini hanno chiuso in crescita del 20% sul 2018 a quota 7,947 miliardi di dollari. Questo ci permette di guardare al futuro con ottimismo, dal momento che le commesse di nuove unità hanno generalmente cicli di lavorazione della durata di 12-24 mesi che compensano le variazioni dei mercati internazionali».

Quali saranno gli effetti delle dinamiche internazionali sul vostro mercato?

«Oggi operiamo in circa 120 Paesi. Guardiamo con fiducia a un elemento fondamentale: la domanda mondiale di energia crescerà del 25% entro il 2040 e, guardando ai prossimi 20 anni, il gas naturale sarà la risorsa chiave per un futuro sostenibile, con una crescita doppia rispetto a quella del petrolio. Infine, guardando al mercato dell’Lng, cioè del gas naturale liquefatto – dove la nostra tecnologia è da anni all’avanguardia – la crescita sarà ancora più alta, tra il 4 e il 5 per cento all’anno».

Il percorso di separazione di Baker Hughes-Nuovo Pignone da General Electric è concluso?

«A settembre è stato fatto un altro passo importante verso la separazione programmata da General Electric, che è scesa sotto il 40% delle azioni: oggi Baker Hughes prosegue il suo percorso come azienda indipendente quotata in Borsa, iniziato a luglio 2017».

La collaborazione continua?

«Sì. Nuovo Pignone prosegue la sua collaborazione con General Electric sulle tecnologie delle turbine a gas, sia tradizionali che di derivazione aeronautica, per le quali abbiamo costituito una specifica joint venture con Ge Power. Il percorso con Ge ha permesso a Nuovo Pignone di apprendere e sviluppare indipendentemente un vero centro di eccellenza per la progettazione e fabbricazione di turbine a gas. Oggi come Baker Hughes siamo orgogliosi della nostra prima turbina a gas made in Tuscany, la NovaLT, che serve non solo il settore oil & gas, ma anche quello industriale, tra cui le grandi cartiere come la Lucart a Lucca».

Quanto è importante la Toscana per Nuovo Pignone?

«Gli impianti toscani sono al centro di Baker Hughes, oggi più che mai: a Firenze sorge infatti l’headquarter globale del business Turbomachinery process solutions, il centro decisionale, di progettazione e produzione di Baker Hughes su scala mondiale per le turbomacchine. Un centro dove l’esperienza si unisce ad una forte spinta all’innovazione».

Quanti dipendenti avete?

«A Firenze operano circa 4mila lavoratori diretti, a cui si aggiunge l’importante contributo dell’indotto, e vi ha sede anche il centro di ricerca e sviluppo di Turbomachinery, con oltre mille ingegneri altamente specializzati nello sviluppo di nuove tecnologie di compressione, delle turbine a gas e di nuovi materiali e processi per il mercato dell’energia».

Avete anche uno stabilimento a Massa...

«Insieme a Firenze, Massa è oggi parte integrante della produzione di turbomacchine. Inoltre, ospita la più grande struttura al mondo per le prove di macchine a pieno carico, ed è anche sede del nostro service delle turbine a gas di derivazione aeronautica, nonché il centro di eccellenza per tecniche avanzate di saldatura per l’intera Baker Hughes. Infine, a pochi chilometri da Massa sorge il cantiere di Avenza, una vera e propria eccellenza mondiale dove assembliamo e proviamo, a pieno carico, impianti in miniatura, moduli industriali plug-and-play, da 2mila-4mila tonnellate, diretti in ogni parte del mondo».

Quali le sfide da affrontare nei prossimi anni?

«Le nostre turbomacchine contribuiscono ogni giorno a spostare fonti energetiche dai luoghi di produzione a quelli di consumo. Sono sicuro che in futuro cambieranno i fluidi, muteranno i combustibili, ma le turbomacchine saranno protagoniste della trasformazione energetica. Il nostro progetto è di continuare la tradizione di incessante innovazione, ingegneristica e costruttiva. La nostra sfida sta in quell’aggettivo «nuovo» che ci accompagna da 65 anni e che ora portiamo avanti come Baker Hughes».