Un vero e proprio crollo per turismo, ristorazione, attività ricettive, terziario, da un lato. Dall’altro, un aumento esponenziale delle richieste di figure professionali quali: infermieri, medici, personale paramedico, magazzinieri, addetti alla logistica, personale della Gdo, informatori scientifici, addetti ai call center, informatici ed esperti di strutture per le comunicazioni digitali. Un’impennata – come solo la necessità può determinare – di flessibilità e smart working.

Sono queste alcune delle prime evidenze di quanto sta accadendo sul piano del mercato del lavoro in queste settimane di grande impegno prima di tutto sul piano sanitario per il nostro Paese. E sono evidenzeche impongono riflessioni immediate e valutazioni prospettiche.

La prima è che tutto può cambiare con una rapidità mai sperimentata prima e per ragioni non prevedibili. È una banalità e tuttavia spesso si tratta di un tema sottovalutato, specialmente nel mondo del lavoro e specialmente in relazione a quanto occorre fare per provare a mitigare i rischi.

La formazione finalizzata e continuativa è un elemento imprescindibile. La riconversione delle competenze lo diventerà prospetticamente ancora di più. Governo, Regioni e per la parte di loro competenza, alacremente, le parti sociali, hanno adottato e stanno tuttora lavorando a misure che tutelino lavoratori e imprese. Misure straordinarie per una situazione straordinaria.

La seconda evidenza riguarda la necessità di un sistema sempre più forte che favorisca incrocio di domanda e offerta di lavoro tempestivamente e secondo canali formali e affidabili. In questo le Agenzie per il Lavoro svolgono da sempre e tanto più in questo frangente un ruolo che chi opera a stretto contatto con il lavoro conosce bene. Il personale interno delle Agenzie in questo periodo è chiamato, per la sua parte, a uno sforzo straordinario e senza precedenti. Gestire gli effetti delle misure che sono adottate sul piano nazionale e nelle singole regioni per i lavoratori diretti e in somministrazione in tutti i differenti settori; cercare nei database e verificare le disponibilità di persone con professionalità ora molto più richieste, modificare le modalità di erogazione della formazione per garantire le persone e la continuità dei percorsi (in un anno sono 270mila le persone formate, la metà poi accede a una reale occasione di lavoro).

Sono queste attività che poi favoriscono, ancor più in momenti di crisi come quello attuale, di avere il know how, la tempestività e la professionalità adatta per contribuire attivamente a mitigare i rischi, a trovare una via di uscita, attraverso chi ha le competenze per farlo. Quando tutto questo sarà passato, molte cose saranno irrimediabilmente cambiate. Avremo ribilanciato l’ordine delle priorità personali e collettive. Avremo tutti preso maggiore confidenza con gli strumenti che consentono di lavorare a distanza e meglio; avremo – c’è da sperarlo – acquisito o riacquisito un senso più forte di comunità che vale in tutte le direzioni e che ha anche un valore economico: basti pensare a quello che un tempo veniva chiamato “capitale sociale”. E avremo – auspicabilmente – superato l’ottica del “nemico” per provare a costruire assieme percorsi umani e professionali che guardino prima alle persone e alle tutele che – per quanto riguarda il lavoro – sono garantite sul piano retributivo, previdenziale, formativo, di prospettiva. Si tratta di opportunità che la difficile situazione attuale lascia presagire in prospettiva e che nessuno può permettersi di perdere.

* Presidente di Assolavoro,

Associazione nazionale

delle Agenzie per il Lavoro