Salvati dalla recessione grazie alla stretta sui tassi

"TROPPO PRESTO per cantar vittoria". Gli strategist di J.P. Morgan Asset Management, una tra le maggiori case di gestione del...

Salvati dalla recessione grazie alla stretta sui tassi
Salvati dalla recessione grazie alla stretta sui tassi

"TROPPO PRESTO per cantar vittoria". Gli strategist di J.P. Morgan Asset Management, una tra le maggiori case di gestione del risparmio al mondo, hanno scelto questo titolo per il loro ultimo outlook sul 2024, il report che contiene le previsioni della società sull’andamento mercati finanziari nei prossimi 12 mesi. Come dimostra lo stesso titolo, dunque, J.P. Morgan AM ha scelto di guardare ai listini con un atteggiamento prudente, per una serie di ragioni da non trascurare. La prima riguarda l’andamento del Pil nei maggiori paesi industrializzati. "Le economie si sono rivelate resilienti finora", dice Maria Paola Toschi, global market strategist di J.P. Morgan AM, che invita però a guardare anche ad alcune zone d’ombra tuttora esistenti nello scenario all’orizzonte. Con l’aumento di tassi d’interesse, sottolinea Toschi, "le condizioni con cui le aziende si rifinanziano sono diventate più onerose mentre l’inflazione, seppur in calo, mostra una certa resistenza nel settore dei servizi". Di conseguenza, dopo aver aumentato il costo del denaro a ripetizione, le banche centrali potrebbero prendersi semplicemente una pausa ma non invertire con decisione la rotta ribassando a breve i tassi d’interesse. "Se ci saranno dei tagli, saranno più reattivi che preventivi", aggiunge la global martket strategist di J.P. Morgan AM. In altre parole, le banche centrali aspetteranno ancora di vedere quale sarà il trend dei prezzi nei prossimi mesi prima di cambiare con decisione la loro politica monetaria. Nel frattempo, le strette sui tassi già attuate manifesteranno i loro effetti negativi sull’andamento del pil e mentre in Europa i consumi hanno già avuto una flessione. A causa di questo mix di fattori, dunque, la tanto temuta recessione, data per certa dagli analisti agli inizi del 2023, potrebbe arrivare più tardi del previsto, ma arrivare comunque seppur in maniera soft. Nello scenario di fondo appena descritto, J.P. Morgan AM guarda con favore al settore obbligazionario. L’incremento del costo del denaro ha infatti avuto come conseguenza anche una risalita dei rendimenti offerti da molti titoli. "I bond torneranno a essere dei buoni diversificatori del portafoglio e lo proteggeranno da eventuali shock di inflazione", dice ancora Toschi. Tra i titoli di stato europei, le preferenze di J.P. Morgan AM si indirizzano principalmente sui bond dei cosiddetti paesi core, cioè delle nazioni che nel Vecchio Continente hanno un debito pubblico più basso e una maggiore solidità finanziaria.

Posizione meno favorevole invece nei confronti dei titoli di stato dell’Europa periferica, cioè emessi dai paesi più indebitati come l’Italia. Queste preferenze sono dovute principalmente al livello dei prezzi e dei rendimenti dei titoli. Lo spread, cioè il differenziale di rendimento tra i Btp Italiani con scadenza a 10 anni e quelli tedeschi di analoga durata era attorno a 200 punti base (2%) a dicembre (quando J.P. Morgan AM ha pubblicato il suo outlook). Si tratta di un livello non molto alto che non rende particolarmente interessanti i bond governativi dell’Europa periferica. Per quanto riguarda le azioni, invece, J. P. Morgan AM ritiene che, in rapporto alle medie storiche, i prezzi dei titoli non siano da considerarsi elevati, benché il 2023 sia stato migliore del previsto per le borse. Sui listini americani, gran parte delle performance degli ultimi mesi sono state generate buon andamento delle azioni dei colossi tecnologici.

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