Venerdì 14 Giugno 2024

Impazza la pet economy. Cani e gatti sono un affare

La pet economy è un business in crescita costante, con un fondo di investimento di Allianz Global Investors dedicato interamente a questo settore. L'umanizzazione degli animali domestici porta a un aumento delle spese per cure e benessere, con un trend destinato a crescere nel medio e lungo periodo.

CANI, GATTI, UCCELLINI, pesci rossi e altri cuccioli di compagnia. Gli anglosassoni li chiamano pet e sono gli animali domestici attorno ai quali si è sviluppato ormai un business miliardario. Per questo, una grande società di gestione del risparmio come Allianz Gobal Investors (che fa capo al gruppo assicurativo Allianz) ha creato già da qualche anno un fondo che investe tutto il suo portafoglio in azioni di aziende della pet economy. Con questa espressione, si intende quel variegato insieme di attività che ruotano appunto attorno al mondo degli animali domestici, dalla vendita di mangimi e alimenti per gli amici a quattro zampe fino alla produzione di medicinali e cure veterinarie. Senza dimenticare altri business collaterali come per esempio le assicurazioni che tutelano contro gli eventuali danni arrecati a terzi dai propri cuccioli. "Dal 2000 in poi – dice Oleksandr Pidlubnyy, portfolio manager di AllianzGi che cura le strategie del fondo – l’industria della pet economy è cresciuta a un tasso medio del 6% all’anno e non ha avuto battute d’arresto neppure durante le fasi di recessione economica più pesanti, come per esempio gli anni della pandemia o della crisi finanziaria del 2007-2008".

Si tratta dunque di un trend destinato a lasciare il segno nel medio e lungo periodo, è legato alle abitudini di consumo dei paesi occidentali e farà lievitare i fatturati di quelle società che hanno un business legato agli animali domestici. Non a caso, secondo le rilevazioni di Grassroots Research (divisione di ricerca che fa capo alla stessa AllianzGI), nei maggiori paesi europei come l’Italia, la Francia e la Germania, oltre il 90% delle persone dichiara di considerare gli animali domestici alla stregua di veri e propri membri della famiglia e meno del 10% è disposto a ridurre le spese per le loro cure, anche in caso di ristrettezze economiche. Piuttosto, preferiscono tirare la cinghia su altri fronti, come le uscite per il ristorante, i viaggi o il cinema. C’è dunque una sorta di umanizzazione degli animali domestici, in particolare di cani e gatti che, fino agli anni ‘50 del secolo scorso, venivano tenuti per lo più in giardino e hanno iniziato a entrare nelle case solo a partire dagli anni ‘80, per poi finire, in anni più recenti, addirittura a dormire nella stanza da letto dei loro padroni, proprio come membri della famiglia.

"Questa tendenza è molto più sviluppata negli Stati Uniti e in Europa, un po’ meno nei mercati emergenti anche se in Cina si vedono già segnali evidenti di un trend simile", ha sottolineato Pidlubnyy il quale ha incontrato a stampa finanziaria a Milano nelle scorse settimane per presentare il fondo da lui gestito, che si chiama Allianz Pet and Animal Wellbeing. Creato nel 2019, in 5 anni ha guadagnato in media il 7-8% annuo, anche se non sempre ha fatto faville: nel 2022 ha perso il 27% ma, sia nel 2020 che nel 2021 ha guadagnato ben il 27-28% all’anno. Il suo portafoglio è composto da molti titoli, una trentina in tutto, appartenenti a diversi settori, da quello farmaceutico ai beni di consumo, dalla salute alle assicurazioni, dai prodotti per la casa alle biotecnologie. Si tratta per lo più di azioni di aziende statunitensi (che pesano per il 60% nel portafoglio) con un business legato ovviamente alla pet economy.

Un esempio è Idexx, leader mondiale nei software e nei servizi per la diagnostica medica per gli animali domestici e da cortile. Un altro esempio è Freschpet, altra azienda statunitense specializzata nella produzione di cibi freschi per cani e gatti.