Il 2023? Migliore del previsto. Ma ora arriva la stagnazione

PREPARIAMOCI a una fase di stagnazione dell’economia, dopo un anno migliore del previsto. È la previsione espressa nelle scorse settimane...

Il 2023? Migliore del previsto. Ma ora arriva la stagnazione

Il 2023? Migliore del previsto. Ma ora arriva la stagnazione

PREPARIAMOCI a una fase di stagnazione dell’economia, dopo un anno migliore del previsto. È la previsione espressa nelle scorse settimane da Nicola Mai (nella foto), economista e analista di Pimco, uno delle maggiori case di gestione del risparmio al mondo, specializzata nel comparto obbligazionario. Mai ha espresso la sua view durante un incontro con la stampa a Milano, durante il quale ha comunque delineato uno scenario ottimistico per quel che riguarda i titoli a reddito fisso, considerandoli una buona opportunità per gli investitori ai prezzi attuali. "Dopo un 2023 in cui l’economia globale ha dimostrato una sorprendente resilienza, guidata da crescita forte negli Stati Uniti", ha detto Mai, "prevediamo una riduzione di marcia verso la stagnazione o una lieve recessione nel 2024". Il rallentamento, secondo l’analista di Pimco, sarà verosimilmente più marcato nei paesi dove i mercati sono più sensibili alle variazioni dei tassi di interesse, mentre l’eccezionale vigore dell’economia americana probabilmente verrà meno in un orizzonte di 6-12 mesi.

La decisa frenata del Pil porterà dunque con sé anche un calo dell’inflazione, spingendo le banche centrali a cambiare la rotta nelle politiche monetarie: dopo avere alzato i tassi di interesse per smorzare il carovita, le autorità monetarie inizieranno a tagliarli nel corso dell’anno. Quando lo faranno? Nel caso della Banca centrale europea (Bce) probabilmente si inizierà a metà del 2024, almeno secondo la view di Pimco. "Storicamente, le banche centrali hanno avuto la tendenza a non ridurre i tassi prima di una recessione ma solo dopo il suo manifestarsi e a operare poi tagli maggiori di quelli previsti dai mercati", ha aggiunto Mai sottolineando che, sul più lungo termine, Pimco continua ad aspettarsi che il "tasso ufficiale neutrale scenda a livelli analoghi o leggermente superiori a quelli osservati prima della pandemia". Fatte queste premesse, per Pimco ci sono dunque opportunità per gli investitori nel settore obbligazionario. Oggi, infatti, i titoli a reddito fisso offrono rendimenti reali (cioè anche al netto dell’inflazione) che non si vedevano da ben 20 anni. Meglio dunque fare una bella iniezione di bond nel portafoglio, privilegiando i titoli governativi rispetto a quelli privati e posizionandosi su scadenze intermedie, attorno a 5-10 anni, senza assumere troppi rischi con titoli di scadenza troppo lunga, che notoriamente sono più volatili nei prezzi in caso di variazioni del costo del denaro.

È invece una scelta sbagliata, a detta di Pimco, parcheggiare gran parte del proprio portafoglio in liquidità e in titoli di scadenza brevissima, anche se oggi offrono una remunerazione ben superiore rispetto a qualche anno fa. La pensa così anche Adriano Nelli, executive manager di Pimco. Oltre a offrire rendimenti che non si vedevano da diversi lustri, per Nelli oggi le obbligazioni hanno una funzione protettiva per il portafoglio in caso di ribassi dei mercati, visti i rischi di recessione da non sottovalutare. Tra i titoli preferiti da Pimco in questo momento, ci sono i Mortgage backed securities (Mbs) emessi dalle agenzie federali statunitensi. Si tratta di titoli a reddito fisso che hanno come sottostante i mutui ipotecari emessi sul mercato americano. Sono quindi strumenti finanziari assistiti da una garanzia immobiliare, che, a detta di Mai, offrono attualmente rendimenti interessanti e una certa resistenza nei prezzi, in uno scenario di discesa dei mercati finanziari. Meglio invece muoversi con prudenza nel settore azionario, dato il probabile arretramento del Pil nel 2024.

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