di Achille Perego

Più poveri ma anche con più depositi in banca. Sono le due facce della medaglia prodotte nel 2020 dalla pandemia. Perché, se la crisi economica innestata dall’emergenza sanitaria, ha mandato in picchiata i redditi delle famiglie, come emerge dall’ultimo Report di Bankitalia ("I conti economici e finanziari durante la crisi sanitaria del Covid-19") gli italiani, un po’ per rinuncia, un po’ costretti per le chiusure provocate dai lockdown, hanno rinunciato a consumare per destinare le risorse residue al risparmio (triplicato), depositandolo sul conto corrente o impiegandolo nell’acquisto di Bot.

Del resto risparmiare quando il futuro è incerto e si teme anche di perdere il posto di lavoro – con la fine il 31 marzo del blocco dei licenziamenti – è un comportamento tipico degli italiani, come ricorda Gianfranco Torriero, vice direttore generale dell’Abi. Nel primo semestre 2020, quello del primo e duro lockdown, i redditi privati non finanziari, secondo Bankitalia, hanno registrato la contrazione più forte degli ultimi 20 anni, solo in parte contrastata dalle misure di sostegno, mentre il valore aggiunto delle imprese è diminuito del 15%, quasi il doppio rispetto alla crisi del 2009. E le famiglie si sono buttate sul risparmio e sono tornate anche a investire in titoli di Stato (nella foto in basso, il ministro Gualtieri), compresi le emissioni di Btp pensate dal Tesoro proprio per sostenere le spese da Covid-19.

Così a novembre i risparmi parcheggiati come liquidità nelle banche hanno raggiunto la cifra record di 1.680 miliardi di euro, con un aumento del denaro su conti correnti e depositi aumentato di ben 126 miliardi nel giro di un anno come emerge dall’Indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani nel 2020, curata dalla Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo e dal Centro Einaudi. In pratica il taglio dei redditi di famiglie e imprese ha prodotto un forte calo dei consumi (-9,8% nel primo semestre 2020), a favore del risparmio, schizzato a 51,6 miliardi fino a giugno. E indirizzato anche verso Bot e Btp tanto che dopo oltre un anno di disinvestimenti in titoli pubblici (-23,6 miliardi nel 2019), nella prima metà del 2020 le famiglie hanno ripreso ad acquistarne per 5,1 miliardi. Certo, guardando alle performance degli investimenti nel 2020, quella della liquidità e dei titoli governativi non è stata la scelta migliore dal punto di vista dei rendimenti.

Ma comunque qualcosa ha pagato. Perché le obbligazioni, nonostante i rendimenti negativi della maggioranza delle emissioni governative e societarie sia in Europa, sia in altre parti del mondo, sono riuscite ad offrire ancora qualche punto percentuale di guadagno ai sottoscrittori. E così i Tresaury a dieci anni degli Stati Uniti (+7,5%), i Btp italiani (+3,01%) e addirittura i Bund tedeschi, la cui cedola è negativa, hanno portato un guadagno del 2,46%. Performance frutto dell’ulteriore discesa dei tassi, che hanno rivalutato il valore delle vecchie emissioni. Ma i veri vincitori dei rendimenti 2020 sono state le azioni americane e i titoli tecnologici – premiati dal cambiamento di stili di vita e di lavoro dettati dalla pandemia – con l’indice S&P 500 cresciuto del 14,21 e il Nasdaq 100 del 47,4%. Complessivamente il bilancio dei mercati azionari mondiali, dopo la grande caduta di marzo, con lo scoppio della pandemia, non è stato così terribile. Anche se al bilancio finale positivo di Wall Street (+7,58%), Tokio (12,12) e Francoforte (2,55%) si contrappone la debolezza di piazze come quelle di Parigi (-7,54%) e Milano (-5,85%).

Un andamento, quello di Piazza Affari, che riflette in generale i problemi del nostro Paese, sia economici sia politici, com’è successo, con l’apertura della crisi di governo, la scorsa settimana, con l’indice FtseMib che, indebolito anche dal rallentamento delle campagne vaccinali – che avevano spinto nell’ultima parte del 2020 le Borse – ha perso l’1,8% mentre lo spread è tornato a salire a quota 114. Ma se il 2020 ormai è archiviato, dove investire nel 2021? La risposta la trovate nelle pagine seguenti, dal ritorno del mattone – favorito dai tassi dei mutui ai minimi storici – alle materie prime (a partire dall’oro), dal rilancio dei Pir (a pagina 13) alla scommessa del re delle performance 2020, il Bitcoin, senza dimenticare ovviamente bond e Borse per cui secondo gli scenari di mercato ipotizzati da Allianz Global Investor, una delle maggiori società globali di asset management, le azioni Europa e Asia Emergente potrebbero offrire maggiore valore rispetto a quelle americane mentre il contesto di bassi rendimenti potrebbe creare opportunità interessanti nelle obbligazioni asiatiche e nelle emissioni societarie a livello globale.