Durigon (Lega): "È una manovra di crescita. Gli emendamenti? Normale aggiustare il tiro"

Il sottosegretario all’Economia: puntiamo a interventi strutturali "Pensioni, impossibile riformare ora la legge Fornero. Ma lo faremo presto".

Claudio Durigon

Claudio Durigon

Roma, 8 dicembre 2023 – Claudio Durigon (sottosegretario al Lavoro ed esponente della Lega) questa manovra doveva arrivare spedita alla meta, invece ecco quattro emendamenti della maggioranza…

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"Tutte le manovre vengono costruite con un certo impianto e poi vanno sistemate in corso d’opera. È chiaro che ci sono aggiustamenti da fare e li abbiamo fatti senza problemi".

Tipo l’aliquota di rivalutazione contributiva sulla pensione dei medici, poi rivista, che sapevate avrebbe creato disappunto nella categoria?

"Io la consideravo la norma equa rispetto alle alte categorie di lavoratori, ma nel contesto in cui ci troviamo saremmo andati incontro ad una carenza di personale che non ci possiamo permettere avendo noi anche investito tre miliardi sulla sanità.

Da qui il salvagente per chi lavora tre anni in più.

"Quel cambiamento potrà comunque arrivare in seguito".

A proposito di pensioni: la Fornero, contrariamente ai vostri proclami elettorali, sta sempre lì, viva e vegeta...

"Lo sappiamo benissimo, ma d’altra parte, in questo momento, mandare in pensione prima le persone ha un costo elevatissimo, anche se abbiamo cercato comunque di dare flessibilità in uscita ad alcune categorie di lavoratori. Il nostro obiettivo di legislatura è di arrivare a Quota 41 come riforma della Fornero, ma in questa manovra abbiamo dovuto dare la priorità alle emergenze del momento, ovvero il caro bollette e il cuneo fiscale, perché dovevamo dare più potere al salario in un momento di inflazione galoppante.

Dunque a quando le pensioni?

"Sono straconvinto che riusciremo a varare Quota 41 in questa legislatura, perché ormai siamo arrivati in un punto in cui il regime contributivo supera quello retributivo, e dunque mandare in pensione le persone prima non diventa allarmante per le casse dello Stato".

Tra gli emendamenti presentati alla manovra ce n’è anche uno sulla ridefinizione dell’esborso per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Se ne parla ancora?

"Una finanziaria senza investimenti è una finanziaria senza scopo, invece noi siamo stati promossi dai mercati perché creiamo un fabbisogno e abbiamo il Pil in crescita, dunque è una manovra che può dare grandi risultati tra cui il Ponte, che non si può non fare: rappresenta uno spocco fondamentale per l’economia italiana da nord a sud".

È uscito di scena il reddito di cittadinanza, rientra il reddito di inclusione. Il salario minimo viene archiviato, si parla di ’favorire la contrattazione’ per il rinnovo dei contratti scaduti. I lavoratori sono disorientati...

"Invece dei 9 euro l’ora abbiamo investito 10 miliardi nel cuoneo fiscale, ma soprattutto la contrattazione collettiva ci sembra la risposta migliore per il mercato, per questo dobbiamo dare vivacità a questa contrattazione, soprattutto quella di secondo livello, che sta dando tante soddisfazioni soprattutto nei territori. Ho sentito un ultimo spot demagogico: che avremmo reintrodotto le gabbie salariali. È una sciocchezza, noi diamo solo priorità alle esigenze delle aziende sul territorio"

Dunque niente livello minimo salariale? Anche nei contratti collettivi?

"Deve essere la contrattazione ad andare oltre i livelli minimi di mercato, non le cifre demagogiche, che non servono a nulla messe lì per legge. Non esiste".

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