Un “Patto per l’acqua” per contrastare il cambiamento climatico

Filippo Brandolini, presidente di Utilitalia: “Obiettivo, 100 euro l’anno di investimenti per abitante”

Filippo Bradolini, presidente di Utilitalia

Filippo Bradolini, presidente di Utilitalia

Roma, 4 dicembre 2023 – Il cambiamento climatico ha impatti importanti sulla disponibilità della risorsa idrica. Una grande sfida per le aziende del settore che nel nostro Paese sono rappresentate da Utilitalia, la Federazione delle imprese dei servizi pubblici che si occupano di acqua, rifiuti ed energia. Gli investimenti sono aumentati in maniera esponenziale negli ultimi anni, ma gli effetti del climate change impongono un ulteriore cambio di passo. Per questo motivo Utilitalia si è fatta promotrice di una proposta di riforma del settore che punta all’obiettivo 100: 100 euro l’anno di investimenti per abitante e un centinaio di gestori industriali di media/grande dimensione. Da queste proposte, già 44 delle associate alla Federazione hanno sottoscritto un “Patto per l’acqua”, facendo squadra per mettere al servizio del Paese le proprie competenze e capacità industriali. Ne parliamo con Filippo Brandolini, il presidente di Utilitalia.

Qual è la situazione in Italia per quanto concerne gli investimenti nel servizio idrico?

Per tanti anni gli investimenti nel servizio idrico sono stati insufficienti e legati alle stagionalità politiche. Il 2012, con l’introduzione della regolazione di Arera, ha segnato un punto di svolta importante con un aumento degli investimenti del 227% in 11 anni: attualmente ci attestiamo sui 4 miliardi annui e sui 56 euro l’anno per abitante. Ma il gap con la media europea di 82 euro annui per abitante resta ampio, soprattutto nei territori nei quali non operano soggetti industriali: nelle gestioni comunali in economia, che interessano ancora 1.519 Comuni e 8 milioni di cittadini, si continuano a investire mediamente solo 8 euro l’anno.

In questo quadro si aggiunge una nuova, grande sfida: quella del cambiamento climatico.

I periodi siccitosi, così come quelli alluvionali, non possono più essere considerati eccezionali. Vanno quindi affrontati attraverso interventi che favoriscano la resilienza delle reti idriche nell’ambito di un approccio globale che consideri tutti i diversi utilizzi dell’acqua nel nostro Paese, garantendo la priorità all’uso civile: servono azioni sinergiche che coinvolgano anche il mondo agricolo e interventi non più procrastinabili sul fronte della governance. Di fronte alle nuove sfide poste dagli effetti dei cambiamenti climatici, abbiamo stimato che il fabbisogno annuo di investimenti del settore idrico debba salire dagli attuali 4 miliardi annui fino a 6 miliardi.

Come sarà possibile ottenere questo salto in avanti degli investimenti?

A quasi 30 anni dalla Legge Galli che ha favorito una gestione di stampo industriale, pensiamo che la riforma del servizio idrico abbia bisogno di un “tagliando”. Ciò sia alla luce della fotografia attuale della governance, non ancora pienamente attuata in diverse zone del Paese dove permangono le gestioni in economia, sia delle nuove sfide che il comparto dovrà affrontare, a partire da quella del cambiamento climatico. Aggregazioni e consolidamento industriale saranno le due direttrici lungo le quali ci si dovrà muovere per elevare il livello degli investimenti, aumentare la resilienza delle reti e cogliere le opportunità della transizione ecologica e digitale.

Da qui Utilitalia è partita per avanzare le proprie proposte di riforma del settore idrico?

Riduzione della frammentazione, introduzione di parametri di verifica gestionale, consolidamento industriale del settore e approccio integrato tra i diversi usi dell’acqua. Sono questi i 4 punti essenziali della nostra proposta di riforma, che si pone un duplice obiettivo: elevare il livello degli investimenti dagli attuali 56 euro per abitante fino a 100 euro e giungere a un centinaio di gestori di medio/grande dimensione, rispetto ai circa 1.800 attuali. Come Utilitalia ci siamo fatti promotori di questa proposta di riforma del settore in quattro punti, espressione degli stessi gestori che intendono elevare il livello degli investimenti e la qualità dei servizi offerti ai cittadini. Le nuove sfide poste dal cambiamento climatico, insieme alle norme europee che stabiliranno standard ambientali sempre più stringenti, impongono al comparto un cambio di passo: ci siamo posti “l’obiettivo 100” e siamo convinti di poterlo raggiungere.

Avete proposto alle aziende del servizio idrico di aderire a un “Patto per l’Acqua”. Di cosa si tratta?

Il “Patto per l’Acqua” è un’iniziativa che punta a compiere ogni azione utile a sostegno di politiche nazionali di tutela ambientale e della risorsa, di resilienza delle reti e dei sistemi di approvvigionamento, per garantire ai cittadini universalità e qualità dei servizi offerti e gestioni all’altezza delle future sfide. Già 44 imprese – che si occupano del servizio idrico per il 50% della popolazione italiana – hanno aderito al Patto, nato proprio intorno alle 4 proposte di riforma di Utilitalia. Le aziende firmatarie hanno deciso di fare squadra per mettere al servizio del Paese le proprie competenze e capacità industriali, e si sono impegnate a fare un passo avanti per garantire investimenti adeguati alle sfide del climate change. Ma come comparto chiediamo al Governo di accompagnare questo percorso, fondamentale affinché anche i territori senza gestore integrato possano crescere.

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