Perché i Btp vanno a ruba? Richieste per 155 miliardi. Ma ce ne sono solo 15

A comprare nei giorni scorsi sarebbero stati in particolare gli investitori stranieri a carattere non speculativo, come assicurazioni e fondi pensione ma anche banche centrali e fondi sovrani con la presenza anche di Asia e Stati Uniti

I Btp vanno a ruba

I Btp vanno a ruba

Roma, 10 gennaio 2024 – Al Tesoro servivano 15 miliardi ma sono arrivate richieste per 155. BTp con il vento in poppa e molto richiesti dagli investitori a inizio 2024 ma a tassi che penalizzano fortemente le casse dello Stato e che sono ancora tra i più alti dell’Eurozona, con la Grecia che fa decisamente meglio dell’Italia.

I Btp vanno a ruba
I Btp vanno a ruba

La richiesta di Btp

Cominciando dai collocamenti, il ministero del Tesoro ha registrato nei giorni scorsi richieste per 155 miliardi a fronte di una disponibilità di 15 miliardi; un successo generato da tassi che rendono il titolo fortemente appetibile.

I Btp a 7 anni

Andando nel dettaglio, Via XX Settembre ha collocato 10 miliardi del nuovo BTp a sette anni, a fronte di una richiesta per 73 miliardi, al prezzo di 99,880 che significa un rendimento lordo annuo all’emissione del 3,548%.

I Btp a 30 anni

Dal BTp a 30 anni arrivano invece sul mercato 5 miliardi (al prezzo di 100,560 e con un rendimento lordo del 4,515%), ma con una richiesta degli investitori che era arrivata a quota 82 miliardi.

Boccata d’ossigeno per il Tesoro

Numeri che rappresentano una boccata d’ossigeno per il ministero del Tesoro in vista di un 2024 che si annuncia impegnativo con un calendario di emissioni di medio e lungo termine che si colloca tra i 340 e i 360 miliardi eguagliando i dati del 2023 un anno che su tutte le scadenze ha totalizzato un livello di emissioni pari a 516 miliardi che significa un +21,6% rispetto ai 424 miliardi piazzati nel 2022.

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Chi compra

A comprare nei giorni scorsi sarebbero stati in particolare gli investitori stranieri a carattere non speculativo, come assicurazioni e fondi pensione ma anche banche centrali e fondi sovrani con la presenza anche di Asia e Stati Uniti; un ampliamento del parco clienti che diventa indispensabile in uno scenario che vedrà emissioni a getto continuo, visto che nel 2024 arrivano a scadenza BTp per 265 miliardi e di fatto escono di scena gli acquisti da parte della Bce e delle banche centrali nazionali dei Paesi dell'Unione europea. Collocamenti che saranno facilitati dall’outlook da negativo a stabile da parte di Moody’s che aiuta a mantenere la fiducia nei titoli di Stato italiani.

Il confronto con gli altri Stati

Quel che maggiormente stupisce nel recente collocamento di BTp è la fortissima domanda (82 miliardi) sul trentennale all’ottobre 2053 perché la scadenza a 30 anni è quella più difficile da collocare. E altri Paesi come Belgio, Spagna e Portogallo hanno emesso titoli di Stato a media scadenza e nessuno si è spinto oltre il decennale.

Lo spread

E il mercato dice chiaramente, con i numeri, che l’Italia resta una meta appetibile per gli investitori e con un differenziale tra titoli di Stato italiani e tedeschi (lo spread) che resta fermo a 167 punti base rispetto ai 201 di un anno fa esatto. Una dato positivo ma che non deve far scordare che l’Italia per raccogliere capitali è costretta e a spendere molto più degli altri partner europei. Il nostro spread, infatti, a 167 punti base, si confronta infatti con quota 97 della Spagna, 75 del Portogallo e 113 della Grecia che alla prova dei numeri risulta meno “rischiosa” dell’Italia. E se è vero che il mercato si fida dell’Italia (perché se no non comprerebbe BTp a lunga scadenza) resta il fatto il Paese ha un debito pubblico troppo ampio e che oggi si compra l’Italia perché offre rendimenti decisamente più alti rispetto a quelli di altri titoli di analoga durata di altri Paesi; investitori che domani potrebbero vendere (o non comprare) se l’Italia non rispetterà gli impegni di contenimento di deficit e debito.

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