Lunedì 17 Giugno 2024
MICHELE ZACCARDI
Economia

Tassi, la Bce: “Avanti con i rialzi. Inflazione ancora troppo elevata”

Nell'ultimo bollettino economico, Francoforte spiega che è presto per allentare la stretta sul costo del denaro: i prezzi continuano a correre. Le decisioni future saranno prese sulla base dei dati più recenti

Milano, 19 maggio 2023 – Tassi più alti e più a lungo. Si può riassumere così l’ultimo bollettino economico della Banca centrale europea. Chi si aspettava una fine della stretta monetaria già quest’anno resterà deluso. L’inflazione infatti continua a mordere il potere d’acquisto delle famiglie ed è ancora sideralmente lontana dall’obiettivo perseguito da Francoforte, quel 2% nel medio periodo in cui si sostanzia il mandato della Bce di mantenere la stabilità dei prezzi.

Christine Lagarde, presidente della Bce (Ansa)
Christine Lagarde, presidente della Bce (Ansa)

Ad aprile, secondo la stima preliminare dell’Eurostat, l’inflazione si è attestata al 7%, in vistoso calo dall’8,5% di febbraio ma in leggero rialzo dal 6,9% di marzo. Considerando che quella al netto di energia e alimentari è ancora al 5,6%, ai livelli di febbraio, è ancora presto per mettere in pausa la stretta sul costo del denaro, che da luglio dell’anno scorso è aumentato di 375 punti base, un record per velocità e ampiezza da quando è nato l’Euro.

E dunque i rialzi proseguiranno. “Le decisioni future del consiglio direttivo” si legge nel bollettino Bce, “assicureranno che i tassi di riferimento siano fissati a livelli sufficientemente restrittivi da conseguire un ritorno tempestivo dell'inflazione all'obiettivo del 2% nel medio termine e siano mantenuti su tali livelli finché necessario”. L’Eurotower sottolinea infatti che “le prospettive di inflazione continuano a essere elevate da troppo tempo”, motivo per cui “il consiglio direttivo continuerà a seguire un approccio dipendente dai dati per determinare un livello e una durata della restrizione adeguati”. Una conferma di quell’atteggiamento, da molti ritenuto eccessivamente severo, ribadito da diversi esponenti della Bce, tra cui il vicepresidente Luis De Guindos in un’intervista al Sole 24 Ore la settimana scorsa.

Certo, Francoforte non ha intenzione di legarsi le mani, impostando già da ora la rotta delle sue future decisioni, ma preferisce seguire un approccio fondato sui dati, rivendicato in diverse occasioni dalla governatrice Christine Lagarde. Approccio che il bollettino conferma quando sottolinea che “le decisioni sui tassi di riferimento continueranno a essere basate sulla valutazione del consiglio direttivo circa le prospettive di inflazione alla luce dei dati economici e finanziari più recenti, della dinamica dell'inflazione di fondo e dell'intensità della trasmissione della politica monetaria”. Del resto, i ripetuti rialzi dei tassi, che hanno portato quello principale al 3,75% e quello sui depositi al 3,25%, qualche effetto sull’economia reale ce l’hanno già avuto.

Basti pensare ai mutui. Secondo i dati di Bankitalia, a febbraio il costo dei prestiti per comprare casa, comprensivo delle spese accessorie (Taeg), è salito al 4,12%, dal 3,95% di gennaio. Un impatto che, però, la Bce non ritiene ancora sufficiente. E che, soprattutto, considera ancora modesto. “I passati incrementi dei tassi di interesse si stanno trasmettendo con vigore alle condizioni monetarie e di finanziamento nell'area dell'euro, mentre il ritardo e l'intensità della trasmissione all'economia reale restano incerti” si legge nel bollettino. Per questo, è il ragionamento che si fa a Francoforte, c’è ancora margine per alzare i tassi senza danneggiare troppo l’economia. Anche perché i prezzi continuano a correre. Infatti, anche se “l’inflazione complessiva ha registrato una riduzione negli ultimi mesi” scrivono gli economisti della Bce, “le pressioni di fondo sui prezzi rimangano intense”. Per quanto riguarda i consigli agli Stati membri, Francoforte invita alla prudenza. “Con l'attenuarsi della crisi energetica i governi dovrebbero ritirare le relative misure di sostegno tempestivamente e in maniera concordata per evitare di spingere al rialzo le pressioni inflazionistiche di medio termine, rendendo necessaria una risposta di politica monetaria più risoluta”. La Bce sottolinea anche che “le politiche di bilancio dovrebbero essere orientate a rendere l'economia dell'area dell'euro più produttiva e a ridurre gradualmente l'elevato debito pubblico”.