Giovedì 25 Aprile 2024

Le banche smettono di versare nel Fondo di salvataggio degli istituti, ma nessun allarme per i depositi: ecco perché

Entro il 2 luglio ci sarà il versamento dell’ultima rata sul fondo che ganarntisce i depositi fino a 100mila euro in caso di fallimento di una banca

Roma, 28 febbraio 2024 – Le banche in Italia si lasciano alle spalle i versamenti per il salvataggio degli istituti in difficoltà. Infatti, se a luglio 2024 partirà l’ultima rata destinata al Fondo Interbancario di tutela dei depositi italiano che avrà a disposizione un tesoretto da 5,8 miliardi, quella versata nel 2023 all’Autorità Ue per la risoluzione bancaria è stata l’ultima annualità imposta al sistema bancario.

Le banche smettono di versare nel Fondo di salvataggio
Le banche smettono di versare nel Fondo di salvataggio

Ma andiamo con ordine. Lunedì scorso si è tenuta l’assemblea Fondo Interbancario di tutela dei depositi, presieduto da Mario Stella Richter, che ha deciso di anticipare da dicembre a l’ultimo richiamo dei contributi che le banche devono versare per completare la dote che serve al Fondo per garantire fino a 100 mila euro per ciascuno depositante.

L’assemblea del Fondo ha infatti introdotto una modifica statutaria che anticipa al 2 luglio il termine ultimo per il versamento (rispetto a dicembre). Si tratta però, salvo nuovi salvataggi o fallimenti, dell’ultimo esborso da parte del sistema bancario nazionale. Con il versamento di luglio infatti, che vale circa 1,2 miliardi, il Fitd, guidato dal direttore generale Alfredo Pallini, avrà accumulato una tesoretto di 5,8 miliardi pari al "tetto” dello 0,8% del totale dei depositi protetti dal consorzio al quale aderiscono 131 banche.

Questo significa che probabilmente nel 2025 non ci saranno nuovi esborsi da parte delle banche. Il dato emerge dall’assemblea annuale del Fitd che ha chiuso il 2023 senza interventi e in utile per 116 milioni, grazie alla buona gestione del patrimonio affidata con mandato alla Banca d’Italia.

Altra novità che emerge dalle assemblee del Fondo e dello Schema volontario (Svi), riguarda proprio l’ultima “scatola” creata per favorire il salvataggio di Carige. Il progetto di smontarla e liquidarla è stato accantonato: si riflette su un suo utilizzo in vista delle novità normative in arrivo in Europa sugli “interventi preventivi”.

E proprio dal fronte europeo arriva un’altra importante novità per le banche. Infatti, dopo il completamento dell’esercizio di verifica del livello-obiettivo, il Single Resolution Board (Autorità Ue per la risoluzione bancaria) conferma che i mezzi finanziari disponibili nel Fondo di risoluzione unico (Srf) al 31 dicembre 2023 rappresentavano 78 miliardi di euro e hanno quindi raggiunto il livello-obiettivo di almeno l’1% dei depositi garantiti.

Tale importo comprende il sostanziale ritorno economico positivo ottenuto sui conti liquidità e sugli investimenti nel corso del 2023. Il presidente Srb Dominique Laboureix indica che aver raggiunto l’obiettivo significa avere a disposizione “un sostanziale fondo di crisi da utilizzare in caso di necessità. Ciò significa anche che, nel 2024, non raccoglieremo contributi dalle banche, a meno che non siano utilizzati per sostenere una risoluzione efficace nel corso dell’anno”.

Di conseguenza, come già annunciato nei giorni scorsi dallo stesso Laboureix, nel 2024 non verranno riscossi contributi annuali regolari dalle banche. I contributi verranno riscossi solo in caso di circostanze specifiche o azioni di risoluzione che comportano il ricorso al fondo unico di risoluzione.

“Si tratta – spiega il presidente dell’Abi Antonio Patuelli – della conclusione, finalmente, di una lunga fase, assai costosa per le banche, di avvio del fondo di risoluzione europeo e dei salvataggi di banche italiane concorrenti. Ora si apre una nuova fase che comunque non esclude teoricamente rischi di altri cospicui esborsi da parte delle banche per salvataggi o rafforzamenti preventivi dei fondi interbancari e di risoluzione”.

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