Giovedì 20 Giugno 2024
ELENA COMELLI
Economia

Case green, l’Italia frena Bruxelles: "Niente diktat ecologici, così è una patrimoniale"

L’Europa vorrebbe imporre nuovi standard alle vecchie abitazioni. Molti edifici andrebbero riqualificati, con alti costi per i proprietari. Fratelli d’Italia chiede di contrastare la direttiva della Ue

Roma, 14 gennaio 2023 - La casa è sacra, per cui non va ristrutturata. Lo dice Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che si schiera contro la proposta di Direttiva europea sull’efficienza energetica degli immobili, attualmente all’esame del Parlamento europeo. "Fratelli d’Italia mette in guardia dal tentativo dell’Unione europea di rifilare all’Italia, con la direttiva sull’efficientamento energetico, una patrimoniale camuffata che va a ledere i diritti dei proprietari", afferma Foti, che ha annunciato la volontà del gruppo di presentare "una risoluzione in Parlamento per chiedere che il governo intervenga per scongiurare l’approvazione di una norma che danneggerebbe milioni di italiani proprietari di immobili". In effetti, il patrimonio edilizio italiano è un colabrodo. Lo conferma l’Associazione nazionale dei costruttori edili: su 12,2 milioni di edifici residenziali, oltre 9 milioni risultano "particolarmente inquinanti" secondo l’Ance e "non sono in grado di garantire le performance energetiche indicate dalle nuove normative, soprattutto nei tempi brevi previsti" dalla proposta di Direttiva europea sull’efficienza energetica degli immobili, attualmente all’esame del Parlamento europeo.

Case green, quanto valore hanno perso le vecchie abitazioni dopo la direttiva europea

Il 74% degli immobili in Italia, infatti, è stato realizzato prima del 1976, quando entrò in vigore la prima normativa italiana sul risparmio energetico e sulla sicurezza sismica degli edifici. I dati Ance corrispondono al monitoraggio dell’Enea, che ogni anno pubblica un rapporto sulle certificazioni energetiche, da cui risulta che il 75,4% degli attestati rilasciati nel 2021 si riferisce a immobili ricadenti nelle classi più inquinanti E, F, G. Scaldare o raffrescare degli edifici di classe F o G (60% degli immobili) significa essenzialmente buttare calore e freddo fuori dalla finestra: per questa ragione, la nuova proposta di Direttiva europea richiede di ristrutturarli per raggiungere la classe E entro il 2030 e la classe D entro il 2033.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, 64 anni
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, 64 anni

Ma Fratelli d’Italia si oppone. "La proposta, oltre a rappresentare un rischio per i proprietari e per il valore degli immobili, costituisce un serio pericolo per le banche. Una riduzione generalizzata del valore del patrimonio immobiliare italiano, farebbe conseguentemente emergere un problema creditizio", sottolinea Foti. E ribadisce: "Della vicenda si farà carico il Governo Meloni per fare valere in sede europea la peculiarità dell’Italia, una Nazione a proprietà immobiliare diffusa e dal patrimonio edilizio risalente nel tempo". Lo sostiene anche Alfredo Antoniozzi, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, il quale conferma che "la casa per noi è sacra" e quindi non va ristrutturata. "La direttiva Ue che di fatto costringerebbe alla ristrutturazione due proprietari su tre in Italia è abominevole", precisa Antoniozzi.

Il primo via libera alla direttiva Epbd (Energy Performance of Buildings Directive) dovrebbe arrivare il prossimo 24 gennaio, quando sarà sottoposta al voto della Commissione Energia dell’Europarlamento, dopo oltre un anno di negoziati in sede europea. La proposta iniziale della Commissione europea è del dicembre 2021 e il Consiglio Ue aveva raggiunto un accordo sul testo lo scorso ottobre. Durante il suo percorso, il testo è stato già ampiamente annacquato da un gruppo di governi, guidati da Italia e Polonia, mentre altri Paesi, come la Francia, si sono già portati avanti e hanno varato severe norme di riqualificazione energetica, con una serie di obblighi più stringenti di quelli contenuti nella direttiva.

Rispetto al testo iniziale della direttiva sono stati allungati i tempi per l’efficientamento, eliminando la prima scadenza del 2027, e sono state rimosse le possibili sanzioni o le limitazioni alla messa in affitto se non si possiede il bollino verde per l’immobile (che invece la Francia ha mantenuto). Ora il provvedimento deve passare al vaglio dell’Europarlamento e dovrebbe essere approvato con il voto finale a Strasburgo in marzo. La direttiva Epbd è uno dei pilastri del pacchetto Fit for 55 per ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030, rispetto ai valori del 1990.