Martedì 23 Aprile 2024

Airbnb, conti in perdita. Pesano le tasse in Italia

Il colosso degli affitti brevi ha chiuso il quarto trimestre con una forte perdita. I motivi e perché non preoccupa la società

Milano, 14 febbraio 2024 – Il sempre più crescente desiderio di viaggiare, spostandosi da un angolo all’altro del mondo respirando l’aria delle ‘vere abitazioni del posto’ in alternativa agli hotel o ai residence, sta spingendo verso l’alto gli utili. Ma contestualmente i conti dal saldare (in particolare quelli col fisco italiano) fanno lievitare i costi. Il risultato è che Airbnb, il colosso delle locazioni brevi gestite da proprietari che non operano in veste di professionisti del settore ricettivo, ha chiuso il quarto trimestre del 2023 con una perdita di 349 milioni di dollari.

Brian Chesky, amministratore delegato e cofondatore di Airbnb
Brian Chesky, amministratore delegato e cofondatore di Airbnb

I numeri degli affitti domestici

Il settore è in ogni caso decisamente florido, dal momento che se sui conti non avessero pesato le partite tributarie aperte e relative (anche) ai passati anni di attività, il quadro cambierebbe radicalmente, registrando un utile netto rettificato di 489 milioni di dollari, con numeri in crescita su tutta la linea, a partire dai pernottamenti, ma anche delle cosiddette ‘esperienze’ curate da persone del posto che garantiscono approcci inconsueti a città e borghi frutto della conoscenza di chi il territorio lo vive quotidianamente. Dati alla mano, il conto parla in effetti di 99 milioni di notti e di esperienze prenotate, un dato in crescita del 12% su base annua, reso possibile da un exploit senza precedenti registrato appunto del quarto trimestre. Le prenotazioni sono cresciute del 12% e la tariffa media richiesta è salita del 3: il tutto per ricavi quantificati in due miliardi e 200 milioni di euro, con un amento del 17% su base annua, superiore alle attese.

La questione fiscale

Se è vero che gli indicatori lasciano pensare che la scelta di optare per l’affitto a breve termine di un’abitazione come base per le vacanze sia destinata a crescere anche nel prossimo futuro, è pur vero che il quadro complessivo del comparto resta complesso. Lo dimostra per esempio il ‘caso tributario italiano’. Lo scorso dicembre in effetti Airbnb ha firmato un accordo con la nostra Agenzia delle Entrate riguardante il pagamento di 576 milioni di euro quantificato in relazione alla ritenuta sui redditi dei proprietari che non svolgono come professione quella di gestori di strutture ricettive ma che in ogni caso sarebbero stati tenuti a versare la ritenuta sui redditi prodotti grazie a questo tipo di attività. Il riferimento è alla cedolare secca. A far lievitare la cifra fino ai citati 576 milioni di euro è stato il fatto che il conto è stato effettuato in relazione alle annate fiscali comprese tra il 2017 e il 2021.

Previsioni future

L’importante uscita finanziaria non sembrerebbe però preoccupare eccessivamente la società statunitense, che anzi sta già rilanciando con numeri e stime che anticipano un 2024 in ulteriore crescita. Già in relazione al primo trimestre sono stati quantificati ricavi superiori ai due miliardi di dollari, in aumento di oltre il 10%. L’intento, dichiarato dall’amministratore delegato Brian Chesky, sarebbe poi quello di intervenire sull’intera piattaforma, rendendo più chiari i prezzi e riducendo l’impatto delle spese (come quelle pulizie) addebitate ai clienti. Verranno poi sondati anche i mercati europei di Svizzera, Olanda e Belgio e verranno potenziate le offerte in tante altre latitudini del globo.  

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