Giuseppe Conte e la mappa dell'Italia 'colorata'
Giuseppe Conte e la mappa dell'Italia 'colorata'

Roma, 17 novembre 2020 - Si avvicina venerdì, quando i nuovi dati sui contagi potrebbero far rivedere al governo i colori di alcune Regioni. Zona rossa, arancione o gialla? La speranza di alcuni governatori è che la stretta cominci a farsi sentire sui parametri e dunque si possa cominciare a ragionare su una fascia migliore. Comunque vada, però, il cambio non dovrebbe essere immediato.

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Puglia, Lombardia e Piemonte non cambiano colore

Le richieste delle Regioni

La prima richiesta delle Regioni, che stamattina hanno partecipato al confronto con il governo, è semplificare il metodo di valutazione, limitando al massimo a 5 parametri, chiari e incontrovertibili, forse già prima della ‘pagella sanitaria’ di venerdì. Attualmente, i parametri che decidono il colore di una regione sono ben 21. Lo schema attuale è stato apertamente criticato dal numero uno delle Marche, Francesco Acquaroli, che teme, “se rimarrà lo schema giallo arancione rosso, un'epidemia che si ferma e riparte più volte, che fa su e giù con la curva”.

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Cambio colore, quando si può chiedere

Attualmente, per abbassare l’allerta in una regione – passando dalla zona rossa all’arancione alla gialla e infine alla verde (in cui al momento non si trova nessun territorio - servono, di fatto, quasi tre settimane. Il meccanismo dell’ultimo Dpcm prevede infatti che la richiesta di ‘cambio di colore’ può avvenire dopo una settimana dall’entrata in vigore, ma poi ne servono altre due di dati che giustifichino il passaggio. Quindi, per dire, Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta, che hanno subito la stretta dal 6 novembre, potrebbero uscire dalla zona rossa il 27 novembre. Sempre, ovviamente, che i parametri del contagio autorizzino all’ottimismo.

Abruzzo zona rossa, Puglia a rischio

La prima notizia è però negativa: l'Abruzzo, infatti, ha giocato d'anticipo e da domani (mercoledì 18 novembre) va subito in zona rossa dall'attuale zona arancione. Lo ha deciso autonomamente il presidente della Regione, Marco Marsilio. Altro quadro critico quello della Puglia: aumenta il pressing per dichiararla subito zona rossa (attualmente è arancione e i dati, però, non sarebbero in peggioramento), il 118 ha già lanciato l’allarme sulle strutture al collasso. Il personale sanitario, ha insistito Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanità della Puglia, "è stanco e stressato, è benvenuta ogni misura che possa allentare la pressione sugli ospedali".

Toscana 

Il neo presidente della Toscana, Eugenio Giani, non ha mai polemizzato sulle misure adottate, ma ora sembra aver perso la pazienza. "Dichiararci zona rossa è stato un po' eccessivo, i dati si stanno stabilizzando da un po'". La speranza, dunque, è di ritornare all’arancione, ma difficilmente questo potrà accadere prima dell'11 dicembre, se il meccanismo resta l’attuale. Stessi tempi, in linea di massima, anche per la Campania, rossa dal 15 novembre, e le arancioni Friuli, Marche ed Emilia-Romagna.

Lombardia e Piemonte puntano alla zona arancione

Ore decisive anche per Lombardia e Piemonte, che potrebbero abbandonare la zona rossa a favore di quella arancione. Ma lo switch avverrà difficilmente prima del 27 novembre prossimo, ovvero dopo ‘due settimane’ di numeri in miglioramento. La decelerazione del contagio è stata sottolineata da più parti, ma gli esponenti del mondo medico-scientifico invitano alla prudenza. D’altra parte, resta pesante il pressing delle categorie produttive per un abbassamento di grado dell’allerta.

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