Martedì 23 Aprile 2024

Violenza e molestie, l’inchiesta dell’orrore: "Neanche le università sono un luogo sicuro"

Il rapporto dell’Udu: professori sotto accusa. “C’è uno squilibrio di potere". Allusioni sessuali, palpeggiamenti e avance spinte gli episodi più ricorrenti

Roma, 8 marzo 2024 – “Con quel visino può fare la escort, ci pensi. Guadagnerebbe anche bene". La ragazza arrossisce. È il suo professore e non le sta facendo un complimento. Lei, come tante altre, ha imparato che a volte non è prudente entrare da sola nello studio di un docente.

Molestie
Molestie

Può scapparci un’oscenità: "Si vede che sei brava a tenere in mano i c…, quanti ne hai presi, sembri esperta". E crolla l’illusione che l’Università sia un porto al riparo da violenze e molestie. Dopo le denunce nei mesi scorsi a Torino, caso dopo caso si è composto un quadro allarmante. L’11 febbraio l’Unione degli Universitari (Udu) ha lanciato un’indagine per mappare la percezione della sicurezza all’interno degli atenei. Il questionario anonimo si intitolava “La tua voce conta”, l’indagine è ancora attiva e i primi risultati, presentati ieri alla Camera, sono sconfortanti.

Ci sono docenti che suggeriscono alle studentesse mestieri non legati alla competenza accademica, altri che le invitano a non indossare il camice durante il tirocinio perché non ce n’è bisogno, "stanno bene" anche senza. "Le segnalazioni sono tutte estremamente gravi", si legge. Per il tipo di molestia, per gli autori: professori, compagni di corso, personale tecnico amministrativo, tutor di dottorato e addetti alla sicurezza dell’ateneo, che è il massimo.

In tutte le segnalazioni domina la paura dentro un contesto formativo. E si tratta sempre di "eventi legati allo squilibrio di potere". Di qui la difficoltà a denunciare. Chi lo ha fatto ha visto le accuse arenarsi davanti al consiglio accademico ed è stata umiliata da una richiesta che a vent’anni non tutte riescono a sostenere: un incontro a tre con il molestatore e il direttore, per chiarire. La voce conta ma si sta zitte. Per non rovinarsi la carriera, perché tanto restano impuniti e il fatto verrà insabbiato. "Non sono mai stata in grado di reagire – ammette una studentessa – perché era il professore che coordinava il corso da cui dipendeva la mia laurea".

Quasi la metà pensa che l’università non sia attrezzata a ricevere e gestire segnalazioni di molestie, ma ora sappiamo quali sono i terreni meno sicuri: studi dei docenti, luoghi di tirocinio, studentati, aule, biblioteche, spazi esterni, bar, bagni. In pratica ogni angolo. E tutto lascia un segno. Il prof mi dice che sono carina? Rispondo che è fuori luogo, lui allora ribatte: "È più opportuno parlarne a pranzo, guarda che pago io". C’è la tirocinante che si piega per firmare il foglio in bacheca e qualcuno vorrebbe vederla piegata altrove, o la poveretta chiusa in una stanza da un addetto alle pulizie. E non basta essere maschi, se "una professoressa di infermieristica dà pacche sul didietro agli studenti".

Non basta nemmeno sperare nell’oblio. Tra le risposte ci sono anche quelle di chi frequentava l’università negli anni Ottanta: "Quando ero tirocinante a Medicina l’aiuto-primario mi faceva pressioni per ottenere prestazioni sessuali. Una volta laureata decisi di non fare domanda di specialità, non avrei retto altri 4 anni di stress. Oggi tutto sembra ancora irrisolto".