Fabrizio Tonello* La società dello spettacolo ci ha abituato a ogni sorpresa, a serie televisive in cui si susseguono i colpi di scena ma questo non si era ancora visto: un colpo di stato illustrato su PowerPoint, il gadget della Microsoft nato nel 1987 e usato principalmente da capireparto non molto brillanti per mostrare noiosissime diapositive sui target aziendali. Il PowerPoint, in effetti, mal si concilia...

Fabrizio

Tonello*

La società dello spettacolo ci ha abituato a ogni sorpresa, a serie televisive in cui si susseguono i colpi di scena ma questo non si era ancora visto: un colpo di stato illustrato su PowerPoint, il gadget della Microsoft nato nel 1987 e usato principalmente da capireparto non molto brillanti per mostrare noiosissime diapositive sui target aziendali.

Il PowerPoint, in effetti, mal si concilia con l’idea mentale che abbiamo dei colpi di stato: ci vengono in mente carri armati nelle strade e militari ai posti di blocco con le mitragliatrici. Tutto questo dopo riunioni segretissime, comunicazioni in codice, giuramenti di fedeltà e (in America Latina) visite notturne all’ambasciata americana passando dalla porta di servizio. Il 6 gennaio scorso l’assalto alla sede del parlamento degli Stati Uniti fu un serio tentativo di prendere il potere con la violenza. La sessione che doveva ratificare il voto dei delegati dei 50 Stati per il candidato democratico Joe Biden fu interrotta dall’irruzione dei sostenitori di Trump arrivati da tutta l’America. Lo stesso presidente aveva dato loro l’ordine di marciare lungo Pennsylvania Avenue fino al Campidoglio.

Fortunatamente per la democrazia americana il dilettantismo dei congiurati non contemplava soltanto le diapositive PowerPoint ma anche degli esecutori che, dopo aver sfondato i cordoni della polizia, si facevano i selfie nell’ufficio della speaker della Camera Nancy Pelosi, oppure si affrettavano verso l’uscita con un leggìo come souvenir del saccheggio. In mezzo a loro, giornalisti che fotografavano, poliziotti senza manganelli e un tizio travestito da guerriero Sioux, con due corna sulla testa, e la faccia dipinta con i colori di guerra. Un altro “patriota” si aggirava per i corridoi con la bandiera sudista, quella degli Stati schiavisti che nel 1861 scatenarono la guerra di secessione americana.

Insomma, era un colpo di stato, diretto dal presidente in carica, ma organizzato da imbecilli. Violenti, pericolosi e dotati di PowerPoint, ma imbecilli.

* Scuola di Economia

e Scienze Politiche

Università di Padova