Ambra Angiolini e Allegri
Ambra Angiolini e Allegri
È una ragazza di diciassette anni a domandarsi se gli adulti non siano completamente rimbambiti. A dire che nel dolore degli altri non c’è proprio niente da ridere. A difendere la sua mamma mentre soffre per amore. Il J’accuse di Jolanda Renga è la prova definitiva di un cortocircuito generazionale: dai giovani i grandi (si fa per dire) hanno tutto da imparare. Se questa adolescente fosse stata zitta ci saremmo persi qualcosa. Avremmo potuto accontentarci del racconto sapido di una relazione che finisce (forse, chissà: questo è il sale). La carogna che cova un po’ in tutti avrebbe trovato un consolante senso di equità nel fatto che una donna bella e intelligente come Ambra...

È una ragazza di diciassette anni a domandarsi se gli adulti non siano completamente rimbambiti. A dire che nel dolore degli altri non c’è proprio niente da ridere. A difendere la sua mamma mentre soffre per amore. Il J’accuse di Jolanda Renga è la prova definitiva di un cortocircuito generazionale: dai giovani i grandi (si fa per dire) hanno tutto da imparare. Se questa adolescente fosse stata zitta ci saremmo persi qualcosa. Avremmo potuto accontentarci del racconto sapido di una relazione che finisce (forse, chissà: questo è il sale). La carogna che cova un po’ in tutti avrebbe trovato un consolante senso di equità nel fatto che una donna bella e intelligente come Ambra Angiolini possa essere tradita come chiunque. Ed era perfetto l’erratico Allegri nell’incarnazione del traditore da antologia. E quante risate grazie alle simpatiche canaglie di Striscia pronte a ricordarci – nel 2021 – che se una donna viene lasciata è un po’ sempre colpa sua e come minimo si merita l’Oscar per le corna.

La Angiolini, da vera signora, non ha mandato al diavolo Valerio Staffelli. È stata al gioco. "Come mai è finita? Non lo so. Almeno il Tapiro nella casa di Milano entra". Di nuovo sola: "Può capitare nella vita, io sono sempre stata per aperture e cose varie". Faccia i nomi, madame: "Tradita con Dybala? È un bell’uomo, mi sta bene". Per fortuna c’era sua figlia in agguato. Jolanda era lì a misurare il dolore e l’incongruenza del premio. Ha confermato il lutto sentimentale di mamma, perché non è di questo che bisogna vergognarsi. Con la sua lucidità ha aperto gli occhi a tutti. A Livorno dicono, pensa un po’: "Alli zoppi pedate nelli stinchi". Non si fa così. "Era davvero necessario infierire? Perché venire da lei a Milano? Perché non andare a Torino?". Sveglia sorelle. E le sorelle si sono svegliate. Solidarietà da Ilary Blasi, da Laura Chiatti che definisce il servizio di Striscia "bieco e irrispettoso nei confronti di una grande artista, donna di spiccata sensibilità e madre". "Che brutto il tapiro ad Ambra – scrive su Twitter Selvaggia Lucarelli –. E brutte anche le risate di Vanessa Incontrada". Si aggiunge al coro, su Instagram, la giornalista Francesca Barra: "Non so come si possa realizzare un servizio con consegna di tapiro per una questione sentimentale". Una scelta inopportuna incalza l’attrice Stefania Orlando.

Si scaldano anche le manovalanze del web. "Finalmente Ambra si è liberata di questo personaggio", scrive una ragazza. E un’altra: "Viviamo in un mondo dove un cesso come Allegri mette le corna ad Ambra Angiolini ... Ma di cosa vogliamo ancora parlare???". C’è chi se la prende con ‘Striscia’: "La loro ironia non mi è mai piaciuta. Fanno satira poco divertente ridendo sulle vittime". Qualcuno difende il "suo" allenatore ("Saranno fatti suoi quello che fa fuori dal campo"), qualcuno è pessimista: "Tranquilla ragazzina, a lui il tapiro lo portano quando usciamo dalla Champions".

"Gentile e coraggiosa la mia Jolanda" si limita a scrivere Ambra Angiolini. E poi va a condurre su Radio Capital con la voce gonfia di lacrime. Parla di giocattoli, chiude con eleganza: "Esiste per tutti il giorno zero. È un momento in cui non si vince e non si perde ma si riparte, ci si allontana dalle persone che diventano ricordi, che non restano o che non ci sono mai state. Si chiama giorno zero perché quel che segue lo zero è sempre un inizio. E negli inizi non si conosce sconfitta".