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Cronaca

Terremoto, ricostruzione flop: fine lavori solo in 50 case. Il fact checking

Promesse alla prova dei fatti a un anno e mezzo dal sisma che ha devastato il centro Italia. Pochissimi i contributi a saldo liquidati ai privati con danni lievi Testi di RITA BARTOLOMEI

Terremoto ad Amatrice (Ansa)

Terremoto ad Amatrice (Ansa)

Roma, 23 febbraio 2018 - Zero in Abruzzo, 2 in Umbria a Norcia, 12 nel Lazio e 36 nelle Marche. Un anno e mezzo dopo il terremoto, nei 138 comuni del cratere sono appena 50 le case private che erano state lievemente danneggiate dalle scosse e sono tornate abitabili. Basta sommare le liquidazioni a saldo, a chiusura dei lavori, per edifici che avevano danni lievi (fonte: Regioni e Protezione civile). I numeri sono impietosi, se pensiamo alla cornice. Nelle Marche – cuore del sisma – i sopralluoghi sono stati 106mila. Alcuni doppi, certo, ma il quadro di grandezza della devastazione è questo. L’emergenza è finita, aveva dichiarato a fine gennaio il premier Gentiloni, provocando l’ira dei comitati. Ieri il governo ha deciso una proroga di sei mesi e ha stanziato altri 570 milioni. Lo stato d’emergenza doveva concludersi a febbraio, arriverà ad agosto. Saranno garantiti fra l’altro gli sfollati i contributi sull’affitto e il conto degli hotel.

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CASETTE - Consegne sempre al 68%. I comitati: misure fuori norma

Sono il tormento dell’ultimo anno. Casette o Sae, soluzioni abitative d’emergenza. Arrivate con il contagocce, accompagnate da furiose polemiche per lentezza e problemi, tetti-boiler-infiltrazioni-costi. Non solo: dalle parti di Muccia il comitato ‘La terra trema noi no’ ha preso le misure delle stanze e ha scoperto che sono fuorilegge. Sì, restano sotto i 14 metri quadri stabiliti proprio dal commissario De Micheli nel decreto salva Peppina che doveva risolvere il problema delle casette abusive ma ha messo nei guai 1.200 famiglie, 'accampate' tra camper e roulotte. Nei conti di Francesco Pastorella e Francesca Mileto, coordinatori dei comitati centro Italia, in 2.500 aspettano ancora una Sae. Nell’ultimo riepilogo disponibile (fonte Protezione Civile, al 19 febbraio) risultano consegnati 2.577 alloggi su 3.846, il 68%. In Abruzzo non sono arrivati neanche alla metà, 144 su 298, comunque un recupero sorprendente dall’unica casetta di ottobre. Nelle Marche siamo a 1.120 su 1.963 (58%). Umbria e Lazio avevano chiesto 740 e 823 casette e ne hanno consegnate ai sindaci 740 e 732. Nemesi della storia: la Regione di Zingaretti per dare un tetto agli sfollati ha chiesto ospitalità anche a Silvio Berlusconi. Nelle case del dopo 2009 all’Aquila vivono ancora 87 terremotati (altri 19 sono in trasferta negli alberghi marchigiani).

PICCOLI COMUNI - I sindaci: tutto fermo, mancano gli studi. Se c'è rischio bisogna spostare i borghi

"L’inizio, il 24 agosto 2017...". Veramente sindaco era il 2016... Si corregge Mauro Falcucci, una passione per il suo paese, Castelsantangelo Sul Nera, piccolo gioiello marchigiano. Fa quasi paura mettere a fuoco che dalle prime scosse sono trascorsi 18 mesi. E per la ricostruzione? Il commissario ha appena puntato 104 milioni di euro sul dissesto del Maceratese. Falcucci sospira: "Veramente io non posso neanche muovere i professionisti. Siamo fermi, aspettiamo il piano d’assetto idrogeologico. Il Nera è un affluente del Tevere, così con Ussita e Visso ricadevamo in quell’Autorità di bacino. Che dal febbraio dell’anno scorso è stata assorbita nell’Autorità di distretto dell’Appennino centrale. Il piano è in fase di revisione, se l’hanno concluso nessuno ce l’ha detto. Senza, non possiamo ricostruire. E serve anche la microzonazione, ci dice come reagisce il territorio alle amplificazioni sismiche. Se si supera una certa soglia, bisogna spostarsi". Roberto Di Girolamo, ingegnere, aggiunge «la perimetrazione, essenziale come gli altri perché ci dice come ricostruire". Castelsantangelo è stato il primo a consegnarla, mesi fa. Vantaggio inutile, oggi. Il sindaco è diretto: "Il nostro destino? Lo vorrei sapere anch’io". 

MACERIE - Quasi il 70% ancora da rimuovere. E nelle Marche brevettano piastrelle

Qualche politico subito dopo le scosse aveva regalato sogni: sgombreremo le macerie in poche settimane. Peccato che oggi quasi il 70% sia sempre lì, in attesa delle demolizioni ma non solo. Appena 728mila tonnellate quelle smaltite su 2,3 milioni stimate. Se provi a chiedere le ragioni della lentezza, i tecnici rispondono che la procedura è complessa e gli sfollati devono recuperare i ricordi, seppelliti dalle rovine. Sarà. Le Marche – terremotate in 85 comuni, le macerie sono in 53 – hanno rimosso 325mila tonnellate su 1 milione; il Lazio 350mila su 1 milione e cento (due stime da rivedere al ribasso, assicurano gli ingegneri). L’Umbria certifica di essere a metà strada, 50mila tonnellate ripulite su 100mila. Invece l’Abruzzo è solo agli inizi, 3.264 tonnellate su 160mila. Hanno tolto l’amianto o poco più, anche perché il sito per lo stoccaggio a Capitignano non è ancora completato. In questa catena infinita, c’è chi si è fatto venire qualche idea. Nelle Marche, sfruttando una delibera della Regione che prevede un riciclo virtuoso, sono state brevettate piastrelle e mattoni. Maria Maranò di Legambiente è certa che sia la strada «per evitare l’aumento di discariche e cave». Sicuramente con calma.