Terremoto, cavilli e ritardi. Un anno dopo resta solo rabbia

I tentacoli della burocrazia affossano la ripresa. Strazio per il ricordo dei morti e speranze tradite

Il centro di Amatrice un anno dopo il terremoto (Ansa)

Il centro di Amatrice un anno dopo il terremoto (Ansa)

Amatrice (Rieti), 24 agosto 2017 - Un anno è trascorso dalla terribile scossa di terremoto che alle 3.36 del 24 agosto 2016 rase al suolo interi paesi di quattro regioni. I più colpiti, Amatrice, nel Lazio, con 239 vittime; Arquata del Tronto, nelle Marche, 51 morti; e Accumoli, di nuovo in Lazio, con 11 caduti. E mentre le scosse – con picchi elevatissimi, come quel 6.5 raggiunto il 30 ottobre – hanno continuato a vessare i cittadini per tutti questi dodici mesi, la grande maggioranza di chi è rimasto senza casa vive ancora nelle tende, o nei prefabbricati provvisori. Le macerie, poi, restano in gran parte là, dove si sono verificati i crolli, mentre vanno a rilento i lavori di rimozione. Così come a rilento proseguono i sopralluoghi, le verifiche per valutare l’agibilità o meno degli edifici rimasti in piedi dopo le scosse: ne mancano ancora 15mila, sulle quattro regioni colpite dal terremoto. Sembra almeno in parte superato, invece, il problema delle tasse: dopo alcuni dubbi e incertezze, il Ministero per lo sviluppo economico ha recentemente confermato l’esenzione totale di tasse e contributi per due anni alle aziende del cratere sismico che hanno subito un calo del fatturato del 25 per cento.

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 - «Ma qual è la narrazione?», si chiedeva qualcuno subito dopo, gli italiani si erano appena svegliati con le immagini di una distruzione che faceva piangere. L’ora della morte: 3.36. Amatrice – 239 vittime, solo lì –, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto... Macerie, macerie, macerie: oggi sono sempre lì. Una tragedia che con il passare delle ore prendeva contorni spaventosi, e si capiva che i morti non erano decine ma centinaia. Il sisma dell’Italia centrale è stato il terremoto dei borghi, bellissimi e oggi spaesati. Ussita, Castelsantangelo sul Nera, Pieve Torina, Pievebovigliana, Caldarola, Castelluccio, Preci. Tanti erano vicini di casa, ora si chiedono via WhatsApp, «tu dove sei ora?». E quanti genitori non sanno ancora dove manderanno a scuola i figli. Tante le soluzioni provvisorie, sono almeno 824 gli istituti non ancora agibili, nei conti di Save the children. Quelli che sono sfollati «giù al mare» vorrebbero essere di nuovo sui loro monti. Posti oggi spettrali. Perché per capire questa tragedia bisogna prendersi tempo. Avere la pazienza di aspettare la notte e il giorno. Ascoltare.

Il terremoto del 2019 ad Ascoli
Il terremoto del 2019 ad Ascoli

Non c'erano le grandi industrie della Bassa emiliana, stavolta. C’erano piccole comunità, un patrimonio d’arte immenso che ti regala sorprese continue. Forse anche per questo, per aver colpito una zona così ampia ma poco popolata, il sisma del 2016 è stato snobbato da tanti. «Portiamo pochi voti, non contiamo, vogliono staccarci dai nostri monti». Quante volte i terremotati l’hanno ripetuto in questo lungo anno che non ha risolto l’emergenza e tanto meno ha avviato la ricostruzione. Hanno stimato 23,5 miliardi di danni.

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Poi si capisce come mai dopo tutto questo tempo siamo ancora qui, a contare poche centinaia di casette, con una percentuale tra Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo che oscilla, dipende se consideriamo quelle davvero abitate o quelle consegnate con gli allacci da completare. Perché se «non c’è luce apriamo la finestra», è riuscita a reagire comunque con il buonumore dei coraggiosi una terremotata marchigiana ieri.

Abbiamo provato a mettere in fila i passaggi burocratici, almeno quattordici. Tra la scelta delle aree e gli allacci delle utenze, si snoda un serpentone di verifiche, controlli, approvazioni che pare una ginkana perversa. Chi costruisce le casette non si occupa delle urbanizzazioni; quelle gare sono in capo alle Regioni. Così nelle Marche ci dobbiamo accontentare di 85 Sae, soluzioni abitative d’emergenza. Certo la ricorrenza dell’inaugurazione ha dato una bella spinta, fino al giorno prima erano solo 42. Non sono riusciti a fare il miracolo invece in Abruzzo, appena un alloggio consegnato a Torricella Sicura su 225 ordinati in regione («saranno pronti entro ottobre», per il presidente D’Alfonso). La coppia di ottantenni che dorme nell’unica casetta che c’è aspetta ancora il riscaldamento e non può cucinare. Il sindaco Daniele Palumbi però è ottimista quasi quanto il suo governatore: «La ditta ha avuto qualche difficoltà – ammette al telefono –. Ho scritto per sollecitare, questione di ore. I lavori sono complessi ma con un po’ di buona volontà si riesce a fare tutto. Noi abbiamo previsto 49 casette. L’obiettivo è quello di ultimarle entro la fine di ottobre. Procedure troppo complesse? Vero, io avrei fatto un commissario in ogni comune, avrei dato poteri ai sindaci».

Norcia-Preci, 30 ottobre 2016
Norcia-Preci, 30 ottobre 2016

Il terremoto abruzzese è stato l’ultimo, il 18 gennaio, il giorno della valanga che ha seppellito anche l’hotel Rigopiano, ricordate? Qualcuno a volte lo dimentica. Il più devastante, il 30 ottobre, ha fatto crollare la basilica di San Benedetto a Norcia. Eppure l’Umbria è riuscita a non contare vittime. «Miracolo di Santa Rita», dicono a Cascia. «E dei lavori fatto dopo il sisma del ’97», aggiunge qualcuno. Quattro giorni prima, altre scosse di magnitudo 5.9 avevano portato distruzione a Visso, Ussita e Castelsantangelo.

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La protezione civile ha tolto le tende ad aprile, quando le Regioni hanno cominciato a organizzare gli uffici per la ricostruzione. Nelle Marche ce ne sono due, tra Ascoli e Macerata. In Abruzzo tre, per due terremoti. Quello del 2016 è competenza di Teramo; quello del 2009 dell’Aquila, con due punti gemelli, uno per la città (ci lavorano 70 persone) e l’altro a Fossa, per tutto il cratere. Ma così non si rischia ogni volta di ricominciare daccapo, disperdendo competenze e informazioni preziose? «Posso essere d’accordo – riconosce un tecnico – ma la decisione di accorpare deve partire dall’alto, se prendessimo l’iniziativa noi sarebbe un abuso».

Gli eroi di questa storia sono i terremotati e i sindaci. Oggi per un giorno lasciano stare la rabbia, il pensiero rivolto ai loro cari che non ci sono più. «Ci specchiamo nell’amore dei vostri sorrisi attraverso i segni che ci lasciate ogni giorno». Così si chiude un video emozionante messo in rete da Sergio Giangregorio, che a Pescara del Tronto piange troppi morti. Bello come una preghiera, il tempo della rabbia è solo sospeso.

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