Stop ai negoziati. Israele richiama dal Qatar i negoziatori del Mossad. E bombarda ancora Gaza

Netanyahu: "Oslo fu un grave errore e l’Anp non può controllare la Striscia". Anche Macron è volato a Doha per trattare una tregua bis con i terroristi.

Israele ha richiamato il team di negoziatori impegnati a Doha nelle trattative sul cessate il fuoco e il rilascio dei prigionieri in seguito allo ’stallo’ nei colloqui. "A causa dello stallo nei negoziati e su istruzione del primo ministro Benjamin Netanyahu – si legge in una nota – il capo del Mossad David Barnea ha ordinato alla sua squadra a Doha di tornare in Israele. L’organizzazione terroristica Hamas non ha rispettato la sua parte dell’accordo, che prevedeva il rilascio di tutti i bambini e le donne secondo un elenco fornito a Hamas e che ha approvato".

L’ultima tregua durata una settimana ha visto la liberazione di 105 civili dalla prigionia di Hamas. Sono ancora ostaggi 136 persone: 114 uomini, 20 donne e due bambini. Il ministro israeliano della Difesa, Yoav Gallant, ha detto di aver ordinato venerdì mattina il riavvio delle operazioni israeliane nella Striscia di Gaza dopo che Hamas ha detto ‘no’ al rilascio di 15 donne e due minori. La tesi è stata confutata da un portavoce di Hamas, Saleh al-Arouri, ad Al Jazeera. "Israele – ha detto – insiste affinché un certo numero di donne e bambini continuino a essere tenuti in ostaggio da noi, ma noi abbiamo dichiarato che non lo sono. Abbiamo scambiato le donne e i bambini che avevamo. Ora rimangono solo uomini e soldati".

Il presidente francese Emmanuel Macron è atterrato ieri a Doha dove ha cenato con l’emiro qatarino Tamim ben Hamad Al-Thani, mediatore principale nei tentativi di negoziati fra Israele e Hamas per il rilascio degli ostaggi ancora detenuti a Gaza. Fra questi, ci sono probabilmente anche 4 cittadini francesi. In una conferenza stampa prima di lasciare Dubai Macron ha alzato i toni avvertendo che "la distruzione di Hamas rischia di provocare una guerra di 10 anni" e ha definito "poco chiaro" l’attacco contro l’obiettivo ribadito da Israele di eliminare Hamas. La speranza è aprire qualche crepa tra i terroristi per ottenere almeno la liberazione degli ostaggi con doppia nazionalità franco-israeliana.

Di certo il conflitto prosegue. "Continueremo con la guerra fin quando non raggiungeremo tutti gli obiettivi" ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu durante la conferenza stampa a meno di 48 ore dalla fine della pausa nelle ostilità. "Faremo tutto quanto in nostro potere per riportare gli ostaggi a casa, ma anche per distruggere Hamas". "Gli accordi di Oslo – ha aggiunto – furono un errore terribile e l’Autorità nazionale palestinese che ne scaturì non potrà dunque assumere il controllo su Gaza, una volta sconfitto Hamas. Abu Mazen non ha neppure condannato la strage del 7 ottobre".

Israele ha intensificato i raid nel sud della Striscia intorno a Khan Yunis, mentre Hamas ha lanciato raffiche di razzi contro diverse città dello Stato ebraico. I bombardamenti israeliani avrebbero provocato almeno 240 morti e 650 feriti in due giorni, secondo quanto ha riferito Hamas. L’aviazione ha colpito edifici a Khan Younis, mentre in parallelo l’artiglieria ha sparato verso l’area agricola di Karara, a ridosso del confine con Israele e la marina ha aperto il fuoco verso obiettivi sul litorale della vicina Deir el-Ballah. Intanto il portavoce militare ha divulgato, in arabo, ordini immediati di evacuazione per gli abitanti di rioni di Khan Yunis e di Deir el-Ballah. Gli ordini sono di spingersi a sud verso le dune di Muwassi e la città di frontiera di Rafah. Ormai è caccia quartiere per quartiere.